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San Mellito di Canterbury Arcivescovo

24 aprile

† 24 aprile 624

Martirologio Romano: A Canterbury in Inghilterra, san Mellíto, vescovo, che, mandato dal papa san Gregorio Magno in Inghilterra come abate e ordinato poi da sant’Agostino come vescovo dei Sassoni orientali, giunse, dopo molte avversità, alla illustre sede di Canterbury.


Nella primavera del 601, in risposta ad un appello di Agostino, il capo della missione inviata da papa Gregorio Magno in Inghilterra, Mellito fu mandato in quella nazione unitamente a Giusto, Paolino e Rufiniano. Egli era alla testa dei nuovi missionari e portò con sé il pallio per Agostino e tutto ciò che era necessario al servizio della Chiesa, compresi i libri.
Non si sa quanto tempo impiegarono per raggiungere l’Inghilterra, ma il 17 giugno 601 a Roma, Gregorio era preoccupato di non avere ancora ricevuto loro notizie. Scrivendo all’abate Mellitus (probabilmente ex-abate di sant'Andrea a Roma) in questa data, il papa dava ulteriori istruzioni per Agostino a Canterbury; Gregorio era convinto che i metodi adottati dai missionari dovevano tenere conto del culto pagano profondamente radicato in Inghilterra e adattarsi ad esso e chiedeva, quindi, ad Agostino di «distruggere gli idoli, ma che i templi fossero aspersi d’acqua benedetta, che fossero innalzati altari e che in essi si ponessero reliquie».
Cinque giorni dopo il papa scriveva allo stesso Agostino chiedendogli di consacrare in Inghilterra dodici vescovi: il primo fra questi fa Mellito. Qualche tempo prima del 24 maggio 604, data della morte di Agostino, Mellito divenne primo vescovo dei Sassoni Orientali, la cui capitale era Londra. Più tardi, quando Mellito ne ebbe convertita la popolazione con le sue preghiere, il re Etelberto del Kent costruì la chiesa di san Paolo a Londra, eleggendola sede episcopale di Mellito e dei suoi successori.

Una cosa che colpì particolarmente i missionari gregoriani in Inghilterra fu il rilevare che le chiese britanniche e celtiche si discostavano dagli usi romani sotto molti aspetti. Agostino, Lorenzo, probabilmente Mellito ed i nuovi arrivati avevano potuto osservare da vicino la Chiesa inglese a Bangor, nel Galles settentrionale, nel 602 o 603, durante il grande convegno che qui discusse le differenze tra gli usi celtici e quelli romani. Poco prima della morte di Agostino, l’intransigenza della Chiesa celtica li costrinse a prendere contatti con Colombano in Gallia (non si sa come e quando) e soprattutto con il vescovo Dagano Lugid di Ath-Dagàin (contea di Wicklow, Irlanda).
Dagano, che essi probabilmente incontrarono quando era di passaggio per l’Inghilterra durante il suo viaggio a Roma intrapreso nell'estate del 603 per portare a Gregorio la Regola di san Molua, infatti, li trattò con non comune inciviltà. Ciò risulta da una lettera alla Chiesa celtica che Lorenzo, successore di Agostino, Mellito e Giusto (allora vescovo di Rochester), scrissero nel 605 circa, (tra il 607 e il 610-12, secondo Grosjean), nel tentativo di persuaderla ad accettare gli usi della chiesa universale: «Dominis carissimis episcopis vel abbatibus per universam Scottiam, Laurentius, Mellitus et Iustus episcopi, servi servorum Dei. Quando secondo le sue abitudini, la Sede Apostolica ci inviò nelle regioni occidentali a predicare il Vangelo alle popolazioni pagane, noi giungemmo nell’isola di Britannia. Prima di renderci conto della reale situazione, avevamo alto rispetto per la devozione dei Bretoni e degli Scoti credendo che essi seguissero gli usi della Chiesa universale; ma attraverso un'ulteriore conoscenza dei Bretoni, abbiamo immaginato che gli Scoti fossero migliori. Abbiamo ora appreso, tuttavia, dalla visita nell’isola del vescovo Dagano e dall’abate Colombano in Gallia che gli Scoti non sono diversi dai Brettoni. Quando, infatti, il vescovo Dagano ci ha fatto visita, non solo si è rifiutato di mangiare con noi, ma anche di prendere i suoi pasti nella stessa casa».

Non sappiamo quale fu l’effetto immediato di questa lettera: la controversia non aveva ancora raggiunto tutta la sua asprezza e si sarebbe sviluppata in tutta la sua gravità solo qualche anno dopo la morte di Lorenzo, Mellito e Giusto e, forse, dello stesso Dagano.
All’inizio del 609 Mellito lasciò Londra per Roma per render conto al papa Bonifacio IV dei progressi della Chiesa in Inghilterra. A Roma prese parte al concilio dei vescovi d’Italia qui tenutosi il 27 febbraio 610, dedicato al regolamento della vita e della disciplina monastiche. Tornato in Inghilterra comunicò le decisioni del concilio alla Chiesa inglese "per accettazione e promulgazione" e presentò le lettere di papa Bonifacio a Lorenzo e al re Etelberto del Kent.
Etelberto, che aveva regnato per cinquantasei anni, morì il 27 febbraio 616 e gli successe il suo debole e dissoluto figlio Eadbaldo. Ulteriori turbamenti alla giovane missione portò la morte nello stesso anno del re dei Sassoni Orientali, Saberto, che Mellito aveva convertito alla fede. Gli succedettero i suoi tre figli pagani, i quali, oltretutto, accampavano delle pretese su Mellito. Un giorno, ad esempio, mentre il vescovo celebrava la Messa, essi chiesero fosse loro dato il «bianco pane» (l’Eucaristia) che erano abituati a veder amministrato al loro padre. Avendo Mellito rifiutato, ordinarono immediatamente a lui ed ai suoi seguaci di abbandonare i confini del loro regno. Mellito allora raggiunse Giusto e Lorenzo nel Kent e fu deciso che «sarebbe stato meglio per tutti ritornare nei propri paesi e servire Dio nella libertà piuttosto che restare in mezzo a pagani che avevano respinto la fede. Mellito e Giusto abbandonarono il paese insieme e si stabilirono in Gallia per attendere gli eventi.

L’arcivescovo Lorenzo rimase ancora per qualche tempo, ma si apprestava ad andarsene nel 616 quando apparendogli in sogno, san Pietro lo accusò di codardia e lo flagellò. In seguito, a questo avvenimento Eadbaldo del Kent si convertì avendogli Lorenzo mostrato i segni della sferza; quindi, nel 619, furono richiamati Mellito e Giusto. Quest'ultimo poté nuovamente occupare la sede di Rochester (Kent), mentre Mellito dovette rilevare che malgrado la morte dei tre figli di Saberto nel 616 o 617, i Sassoni Orientali di Londra non desideravano riaverlo come vescovo; essi, infatti, durante la sua permanenza in Gallia erano completamente ritornati alle pratiche pagane. Fu anche vano un appello al re Eadbaldo del Kent poiché il debole sovrano non aveva nulla di ciò che i Sassoni avevano amato in suo padre Etelberto.

Il problema fu in parte risolto personalmente da Mellito quando, alla morte di Lorenzo, il 2 febbraio 619, divenne terzo arcivescovo di Canterbury. Ma egli non era più giovane e fu ben presto colpito dalla gotta. Qualche tempo dopo, nello stesso anno, scoppiò un incendio a Canterbury e l’anziano arcivescovo si fece portare nella chiesa dei santi Quattro Coronati dove le fiamme erano più violente; le sue preghiere fecero sì che un improvviso cambiamento del vento allontanasse l’incendio.
Cinque anni più tardi, il 24 aprile 624, Mellito moriva e fu sepolto con Agostino e Lorenzo nella chiesa del monastero dedicata ai santi Pietro e Paolo, dove egli stesso aveva consacrato alla Madre di Dio una cappella dono del re Eadbaldo. La sua festa è celebrata il 24 aprile nelle diocesi d Westminster, Southwark e Brentwood. È infine interessante notare che nella lista dei vescovi commemorati nello Stowe Missal (circa 800), prima del Nobis quoque peccatoribus, si trovano i nomi di Lorenzo, Mellito, Giusto e Dagano.
 


Autore:
Léonard Boyle


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-05-04

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