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Venerabile Pietro Uccelli Sacerdote saveriano

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Barco di Bibbiano, Reggio Emilia, 10 marzo 1874 - Vicenza, 29 ottobre 1954

Pietro Uccelli nacque a Barco di Bibbiano, in provincia e diocesi di Reggio Emilia, il 10 marzo 1874. Sperimentò precocemente una situazione di miseria e sofferenza, che lo rese particolarmente sensibile ai più poveri. Entrato nel Seminario diocesano di Marola, fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1897. Nel corso del suo ministero sacerdotale, maturò un sempre più crescente desiderio di portare il Vangelo dove non fosse ancora conosciuto. Quando apprese del martirio dei santi Francesco Fogolla e compagni, avvenuto nel luglio 1900, decise di partire missionario, ma non poté riuscirci prima del 1904, per l’opposizione del suo vescovo. Alla fine entrò nell’Istituto dei Missionari Saveriani, accolto dal fondatore san Guido Maria Conforti, vescovo di Parma. Partì per la Cina, precisamente per lo Honan Occidentale, il 19 gennaio 1906. Dopo 14 anni, il suo fondatore lo richiamò in Italia come superiore della Scuola Apostolica di Vicenza. Padre Pietro guidò i futuri missionari, ma anche fedeli di ogni stato di vita, ceto ed età, lungo la via della perfezione. Dotato di un carattere semplice e limpido, attribuiva le guarigioni che la gente affermava di ottenere per mezzo suo all’intercessione di san Giuseppe, cui era molto devoto. Morì, compianto dai confratelli e dalla città di Vicenza, il 29 ottobre 1954. La fase diocesana della sua causa di beatificazione è stata aperta il 3 dicembre 1997 a Vicenza e conclusa il 19 marzo 2001. Il 19 maggio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui padre Uccelli è stato dichiarato Venerabile. I resti mortali del missionario sono conservati nella chiesa attigua alla casa di Vicenza dei Missionari Saveriani.



Nascita e famiglia
Pietro Uccelli nacque a Barco, frazione del comune di Bibbiano, in provincia e diocesi di Reggio Emilia, il 10 marzo 1874; fu battezzato lo stesso giorno della nascita. La sofferenza si affacciò nella sua vita sin dalla più tenera età, quando perse la madre. Suo padre Battista si risposò, ma perse anche la seconda moglie.
In più, i suoi magri guadagni di calzolaio non bastavano per tutta la famiglia. Tutto questo abituò Pietro alla sobrietà, rendendolo particolarmente sensibile e generoso verso i bisognosi. Il 30 maggio 1881 ricevette il Sacramento della Cresima.

Sacerdote diocesano
Obbedendo alla vocazione sorta in lui, Pietro intraprese gli studi per diventare sacerdote. Entrò quindi nel Seminario diocesano di Marola, dove si mantenne ottenendo delle borse di studio. Infine fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1897, a 23 anni e cinque mesi.
L'anno seguente fu mandato come cappellano (ossia viceparroco) a San Terenziano di Cavriago, poco lontano dal suo paese natale. L’esercizio del suo ministero sacerdotale fece maturare in lui una carità pastorale sempre più ardente e con una visione sempre più ampia, fino a desiderare di annunciare il Vangelo in ogni parte della terra.

Un’interiore chiamata alle missioni estere
Agli inizi di ottobre del 1900, don Pietro venne a conoscenza dell’uccisione in Cina del vescovo Francesco Fogolla e di altri missionari (canonizzati nel 2000), accaduto nel mese di luglio precedente. All’udire il racconto del loro martirio, gli parve di sentirsi chiamato interiormente a sostituirli: cominciò dunque a desiderare di andare in quel lontano Paese per sostituire almeno uno, «magari l’ultimo» diceva, di quei caduti per la fede.
Suo padre non fu d’accordo e neppure il suo vescovo, almeno inizialmente: lo nominò infatti arciprete di Piolo, una piccola parrocchia di montagna, assegnandogli in più il compito di predicatore in tutta la diocesi.
Due anni dopo, don Pietro tornò a proporsi come missionario. In risposta, fu trasferito come cappellano a Poviglio, paese di campagna. Ancora altri due anni, poi, infine, gli fu concesso di partire.

Tra i Missionari Saveriani

Il 30 novembre 1904 fece il suo arrivo a Parma, nella casa madre dei Missionari Saveriani, da poco fondati dal vescovo della città, monsignor Guido Maria Conforti (canonizzato nel 2011). Ebbe un’ottima impressione di lui: evidentemente doveva essere ricambiata, se il fondatore, che fu anche suo maestro di noviziato, lo riceveva nella sua stanza una o più volte a settimana.
Ricevuta una adeguata preparazione il 3 dicembre 1905, nella memoria liturgica di san Francesco Saverio, emise la professione religiosa nella congregazione Saveriana. Padre Pietro – ormai poteva essere chiamato così – partì il 19 gennaio 1906 da Napoli, alla volta della Cina. Con lui c’erano altri due Saveriani e un gruppo di Salesiani, guidati da don Luigi Versiglia, poi vescovo di Shiuchow e martire nel 1930 (canonizzato nel 2000).

La Cina, la sua seconda patria
Per 14 anni padre Pietro fu missionario nell’Honan Occidentale, con l’incarico di Vicario generale. Passò per varie località, seminando con sacrificio in luoghi dove non vi era nemmeno un cristiano, aprendo la strada a chi sarebbe venuto dopo di lui. Ben presto, la Cina divenne la sua nuova patria, come la definì in una lettera a suo padre.
Rischiò almeno una volta la vita, il giorno in cui dieci briganti entrarono nella casa dove si trovava con due confratelli. I tre si salvarono solo perché, degli aggressori, uno si oppose alla loro uccisione; tempo dopo, fu l’unico superstite dello sterminio della banda.
Ciò nonostante, poteva scrivere ai Saveriani di Parma: «Non vi so esprimere a parole la gioia tutta celeste di cui è inondato il mio cuore, nel trovarmi in queste lontane contrade, sempre nell'occasione di strappare anime al demonio e confermare nella fede coloro che l'hanno già abbracciata».

A Vicenza come formatore e confessore
Nel gennaio 1920 venne richiamato in Italia da monsignor Conforti, per formare i futuri missionari. L’anno successivo, quindi, fu destinato alla Scuola Apostolica (la struttura per la formazione dei giovani intenzionati a entrare nell’Istituto) di Vicenza, appena fondata. Padre Pietro arrivò a metà agosto per sostituire il superiore, padre Antonio Sartori: da lì non si allontanò più, pur avendo il compito di consultore generale per vari anni.
Era tanto lo zelo che profuse in questo delicato e importantissimo compito di educatore, che riusciva a trovare il tempo di seguire da solo una cinquantina di giovani aspiranti missionari, Nel contempo predicava nella diocesi, si dedicava alla propaganda missionaria e alla direzione spirituale di molti sacerdoti e di alcuni vescovi. Divenne un punto di riferimento anche per tanta povera gente, inclusi molti peccatori incalliti, che grazie a lui si riavvicinarono alla fede.

La sua vita interiore e la devozione a san Giuseppe
I molteplici incarichi, le susseguenti preoccupazioni, gli impegni minuti di ogni giorno, gli elogi, le conoscenze anche di riguardo, la direzione della Casa, le necessità per il pane quotidiano, non alteravano la pace della sua anima: in essa regnavano solo la preghiera, l’umiltà, la carità compassionevole verso il prossimo e l’amore di Dio.
Anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido. Nessun problema o tormento sembrava turbare la vigile costanza del suo sentire e del suo operare; mosso da un misterioso ordine interiore, collocava ogni cosa nella sua vera luce.
Questo anche perché confidava nell’intercessione di san Giuseppe, della quale aveva le prove ogni volta che riusciva a procurare il vitto ai suoi giovani allievi. Era il “suo santo” già dai tempi della Cina: a lui raccomandava chiunque chiedesse preghiere, a lui attribuiva le guarigioni che la gente, invece, assicurava fossero ottenute tramite le sue benedizioni con l’acqua santa.

La causa di beatificazione
Padre Pietro morì il 29 ottobre 1954 a Vicenza. L’afflusso di fedeli, specie gente poverissima, che voleva portargli un ultimo saluto fu tale che dovettero intervenire alcuni vigili urbani.  I suoi resti mortali sono stati poi traslati nella chiesa attigua alla casa di Vicenza dei Missionari Saveriani, dove sono tuttora conservati.
La fama di santità che l’aveva accompagnato in vita non venne meno neanche dopo il suo trapasso. Per questo motivo, dopo aver ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede ha il 30 giugno 1997, i Missionari Saveriani hanno avviato la sua causa di beatificazione.
L’inchiesta diocesana per l’accertamento delle sue virtù eroiche si è quindi svolta nella diocesi di Vicenza: aperta il 3 dicembre 1997, fu conclusa il 19 marzo 2001. Gli atti dell’inchiesta, trasmessi alla Congregazione delle Cause dei Santi, sono stati convalidati il 5 aprile 2002.
La sua “Positio super virtutibus”, consegnata nel 2005, è stata esaminata dai Consultori teologi il 14 settembre 2017. Il 19 maggio 2018, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui padre Uccelli è stato dichiarato Venerabile.

Preghiera (con approvazione ecclesiastica)
Dio, Padre di infinito amore, ti ringraziamo per aver dato alla chiesa il tuo servo padre Pietro Uccelli: umile, povero, infiammato d’amore, ha speso tutta la vita per diffondere il tuo regno e soccorrere ogni persona sofferente nel corpo e nello spirito. Tu hai premiato la sua fedeltà con segni continui della tua onnipotenza. Concedi ora a noi, attraverso la sua intercessione, quel “segno” che la tua chiesa invoca, a conferma che tu l’hai glorificato, e lo proponi a tutti come esempio di santità. Accogli, Padre buono, la nostra preghiera, e affretta quel giorno, perché la chiesa ti esalti nelle meraviglie che tu compi nei tuoi santi. Te lo chiediamo per intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, di san Guido Maria Conforti, e soprattutto per i meriti di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Amen.

Gloria al Padre


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-06-01

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