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Venerabile Giuseppe Lazzati Laico consacrato, fondatore

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Milano, 22 giugno 1909 18 maggio 1986

Giuseppe Lazzati, milanese di nascita, aderì giovanissimo all’Azione Cattolica. Studioso e docente di Letteratura Cristiana Antica, fu fermamente convinto del compito speciale dei laici nella Chiesa e nella società. Eletto nell’Assemblea Costituente nelle fila della Democrazia cristiana, fu per molti anni rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Colpito da tumore all’intestino, diede vita nei suoi ultimi giorni all’associazione «Città dell’uomo». Morì nella clinica Capitanio di Milano il 18 maggio 1986, domenica di Pentecoste. La diocesi di Milano ha subito riconosciuto la sua fama di santità, indagando la sua vita e le sue virtù nel processo svolto dal 1994 al 1996. Il 5 luglio 2013 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui ha ottenuto il titolo di Venerabile. I suoi resti mortali riposano presso l’Eremo San Salvatore a Erba, in provincia di Como.



Nascita e primi anni
Giuseppe Lazzati è nato a Milano, nel quartiere di Porta Ticinese, il 22 giugno 1909. È il quarto degli otto figli di Carlo Lazzati, negoziante di alimentari, e Angela Mezzanotte, che lo portano al fonte battesimale della chiesa di San Gottardo al Corso tre giorni dopo la nascita. Inizia le elementari nel 1915 all’istituto Vittoria Colonna, ma tre anni dopo deve trasferirsi con la famiglia ad Alassio: il padre, durante la guerra, si è ammalato di tubercolosi polmonare e ha bisogno di recuperare la salute. In quella località ligure, Giuseppe conclude le elementari e inizia il ginnasio.
Nel 1920 i Lazzati ritornano a Milano e lui s’iscrive al liceo ginnasio Cesare Beccaria. È uno studente brillante, specialmente in latino e greco. Nello stesso periodo che vede l’ascesa del regime fascista e il conseguente inquadramento dei giovani, anche Giuseppe entra in un gruppo, ben diverso da quello degli squadristi: è l’associazione studentesca Santo Stanislao, diretta dal fondatore monsignor Luigi Testa.

Scelte decisive durante gli Esercizi spirituali
Uno degli appuntamenti fondamentali per l’associazione è l’annuale corso di Esercizi spirituali. Giuseppe vi partecipa per la prima volta a tredici anni e vi resta fedele ben oltre gli anni della giovinezza. Particolarmente rilevanti sono quelli del 1928, che seguono il suo diploma di maturità classica e l’iscrizione all’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di Lettere e Filosofia. Durante quel corso ripensa alla figura di Pier Giorgio Frassati, il giovane torinese terziario domenicano e socio di Azione Cattolica, morto di poliomielite appena tre anni prima, oggi Beato. Sul suo esempio, assume un preciso programma di vita: «Voglio ritornare colla volontà decisa al compimento assiduo del proprio dovere giornaliero, ad agire indipendentemente dalla approvazione o disapprovazione del mondo ma unicamente per il fine di compiere la volontà di Dio, pronto a qualunque opera di bene, portando in mezzo a tutti, senza ostentazione sciocca, ma pure senza vani riguardi o rispetti umani la professione leale e schietta della religione».
La sua scelta di vita si delinea più nettamente durante gli Esercizi del maggio 1931: sceglie di rimanere celibe e di aderire al sodalizio dei Missionari della Regalità, fondato dallo stesso ideatore dell’Università Cattolica, padre Agostino Gemelli, a sostegno della stessa. Questa la sua motivazione: «Sento in ogni momento la grandezza e la sublimità di questa grazia di Dio giacché, grazie alla castità, potrò unirmi più a Lui, cui consacro anima e corpo ed esercitare apostolato più largo ed efficace. Debbo però ricordare che su tale via si deve camminare nella preghiera continua e nel sacrificio. M’assista la grazia di Dio e la Mamma celeste».

Responsabile in Azione Cattolica
Ancora nel 1931 si laurea e presta servizio militare nella Scuola Allievi ufficiali degli Alpini, ma compie pure un nuovo passo di rilievo: don Ettore Pozzoni, Assistente spirituale dell’Azione Cattolica di Milano, gli chiede di occuparsi dei giovani studenti.
Il 13 maggio l’Assemblea federale di AC lo elegge presidente diocesano. Il suo è un impegno attivo, da vera guida dei giovani, cui indica che per farsi santi, ossia per assumere con responsabilità quello che la vita comporta, basta seguire quanto la Chiesa da sempre indica: la frequenza ai sacramenti, la preghiera, la pratica delle virtù e l’affidamento a una guida spirituale esperta.

L’Istituto Secolare «Cristo Re»
Nel 1938 Lazzati si dimette dai Missionari della Regalità di Cristo. È una scelta dolorosa, ma motivata dal fatto che lui non ritiene fruttuosa una consacrazione laicale limitata ad alcune opere specifiche.
In cerca di una nuova formazione e sempre fedele ai consigli evangelici, ricorre all’arcivescovo di Milano, il Beato cardinal Alfredo Ildefonso Schuster. Dai suoi incoraggiamenti trae forza per costituire un ulteriore sodalizio, i MilitesChristiRegis, considerati quarto ramo degli Oblati di San Carlo.
Grazie alla Costituzione apostolica «Provida Mater Ecclesia», il documento di nascita degli Istituti Secolari, il sodalizio riceve una configurazione più precisa. L’erezione diocesana ufficiale avviene quindi il 1 maggio 1952, mentre l’approvazione pontificia, col nome di Istituto Secolare «Cristo Re», arriva nel 1963.

Deportato nei lager
La sua dedizione alla Gioventù di Azione Cattolica subisce un arresto forzato durante il secondo conflitto mondiale. Il mattino del 9 settembre 1943 Lazzati si trova a Merano, nella caserma del 5° Alpini. Con altri commilitoni, quando gli viene chiesto di restare fedele al giuramento di fedeltà prestato all’esercito regio oppure di aderire alle formazioni fasciste, sceglie la prima opzione, a costo di essere deportato.
Tra il settembre 1943 e l’agosto 1945 passa quindi da un campo di concentramento all’altro, ma non perde il contatto con Dio e il dialogo con gli altri uomini: organizza ritiri, conferenze, momenti di preghiera, almeno finché non viene accusato di sobillare gli internati. Riceve un certificato da parte di padre Gemelli, che gli consentirebbe di essere rimpatriato, ma non accetta, per solidarietà verso i suoi compagni.

«Politico suo malgrado» nella Democrazia Cristiana
Rientrato a Milano il 31 agosto 1945, compie una nuova scelta, dovuta dalla situazione attuale: decide di entrare in politica, nelle file della Democrazia Cristiana. Lo incoraggia l’amico Giuseppe Dossetti, ma accetta solo dopo essersi nuovamente consigliato col cardinal Schuster. Dal 1946 è quindi consigliere nel Comune di Milano, mentre due anni dopo viene eletto in Parlamento. Dal 1953, con la fine della legislatura, Lazzati smette di essere, secondo le sue stesse parole, un «politico suo malgrado».

Incarichi accademici ed ecclesiali
Nel 1958 vince il concorso per la cattedra di Letteratura cristiana antica all’università di Bari. Viene quindi chiamato a svolgere lo stesso insegnamento alla Cattolica. Preside della facoltà di Lettere dal 1965, tre anni dopo è nominato Rettore. Conserva la carica per cinque trienni, attraversando la contestazione studentesca e la crisi culturale degli anni seguenti.
Continua anche la sua appartenenza alla Chiesa ambrosiana, al cui interno svolge numerosi servizi, non ultimo quello di direttore del quotidiano «L’Italia» e quello di Presidente diocesano di Azione Cattolica. Anche la Santa Sede richiede la sua consulenza, in particolare riguardo l’organizzazione degli istituti secolari e dei primi congressi per affrontarne aspetti e problemi.
Ogni suo impegno, civile ed ecclesiale, ha un solo scopo: formare laici realmente maturi, che sappiano costruire una «città dell’uomo a misura d’uomo», come il Professore (così lo chiamavano tutti) era solito ripetere. In tal senso s’inquadra anche una missione che è durata per l’intera sua vita: l’incontro con i giovani di tutta Italia, anche tramite gli appuntamenti fissi all’Eremo di San Salvatore sopra Erba, in provincia di Como.

Gli ultimi anni e la morte
Nel 1983 Lazzati non è più rettore e si dedica alla risistemazione organica del proprio pensiero sul laicato cristiano. Tuttavia, già dai primi mesi del 1984 la sua salute vacilla: gli viene diagnosticato un tumore all’intestino. Prima di cedere e di prepararsi all’incontro definitivo con Dio, riesce a dar vita alla sua ultima creazione: l’associazione «Città dell’uomo», a servizio dei laici e del loro connaturale compito politico.
La mattina del Giovedì Santo 1986, ricoverato in ospedale, riceve una telefonata da parte di san Giovanni Paolo II. Nel mese di maggio è alla clinica Capitanio, nel centro di Milano. Il 14 uno dei suoi amici sacerdoti, don Giuseppe Grampa, celebra per lui la Messa nella sua camera e gl’impartisce l’Unzione degli Infermi: al momento prescritto dal rito, è lo stesso malato a porgergli le mani, quasi in un’ultima consegna. A un altro sacerdote, poco prima di spegnersi, bacia le mani, dichiarando che in esse bacia la Chiesa. Appare una concretizzazione di quanto aveva scritto nel suo testamento spirituale: «Amate la Chiesa, mistero di salvezza del mondo... Amatela come vostra Madre, con un amore che è fatto di rispetto e di dedizione, di tenerezza e di operosità. Non vi accada mai di sentirla estranea e di sentirvi a lei estranei; per lei vi sia dolce lavorare e, se necessario, soffrire. Che se in essa doveste a motivo di essa soffrire, ricordatevi che vi è Madre; sappiate per essa piangere e tacere».

Il processo di beatificazione
La fama di santità di Giuseppe Lazzati è stata subito colta dalla sua Chiesa diocesana. L’arcivescovo di Milano, cardinal Carlo Maria Martini, che ne celebrò le esequie, procedette anche all’apertura della fase iniziale del suo processo di beatificazione, il 17 dicembre 1994 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica, e alla sua conclusione, il 14 dicembre 1996 nella basilica di Sant’Ambrogio. L’inchiesta diocesana è stata convalidata il 3 ottobre 1997, mentre la “Positio super virtutibus” è stata consegnata nel 2001. In seguito al parere positivo della Commissione teologica della Congregazione delle Cause dei Santi, il 7 ottobre 2011, e dei cardinali e vescovi membri della stessa Congregazione, il 4 maggio 2013, papa Francesco ha autorizzato, il 5 luglio 2013, la promulgazione del decreto con cui Giuseppe Lazzati era dichiarato Venerabile.
I suoi resti mortali riposano dal settembre 1988 nella cappella dell’Eremo San Salvatore, affiancati da una frase tratta dai suoi dialoghi con i giovani: «Il cristiano è nel tempo rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2016-08-29

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