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Santa Maria Amandina (Pauline Jeurus) Vergine e martire

9 luglio

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Herk-la-ville, Belgio, 28 dicembre 1872 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Pauline Jeurus nacque a Herk-la-ville, presso Diest in Belgio, il 28 dicembre 1872. Alla morte della madre fu affidata ad alcuni zii finché una sorella, membro delle Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, non la fece accogliere dalle sue consorelle a Gand. Contrariamente a quanto si poteva pensare, Pauline non decise di diventare una di loro, ma di seguire un’altra sorella, Rosalie, tra le Francescane Missionarie di Maria. Col nome di suor Maria Amandina, prestò servizio come infermiera ad Anversa e a Marsiglia, dove fu scelta dal vescovo monsignor Francesco Fogolla per una spedizione missionaria alla volta dello Shanxi, in Cina. Insieme ad altre sei consorelle, si occupò delle orfane curate nella “Casa San Pasquale”, finché la rivolta dei “Boxers” non raggiunse anche la cittadina di Taiyuan. Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei “Boxers”, contrari agli occidentali e alla religione cristiana, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione. Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del vicerè dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria Amandina aveva ventott’anni. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.



I primi anni
Pauline Jeurus nacque a Herk-la-ville, presso Diest in Belgio, il 28 dicembre 1872. Era la settima di otto figli, di cui un solo maschio, degli onesti e agiati agricoltori Cornelius Jeurus e Agnese Thijs.
Quando aveva sette anni le morì la mamma. La grave perdita costrinse il padre, impegnato con il necessario lavoro, a tenere con sé i figli più grandicelli e affidare le tre figlie più piccole a dei parenti caritatevoli.

Ospite degli zii
Così Pauline e la sorellina Mathilde furono affidate ad alcuni zii nelle vicinanze della casa paterna; comunque crebbero in un clima di fede. A 8 anni Pauline fu condotta alla scuola delle Orsoline di Schakebroeck. La sera ripeteva e insegnava alla piccola Mathilde, le preghiere imparate dalle suore, recitava il Rosario e le litanie della Vergine.
Dopo un certo tempo, la zia si ammalò seriamente: lei l’assisté con un’abnegazione superiore alla sua età. A dieci anni ricevette la Prima Comunione e a 12 la Cresima, frequentando i corsi di catechismo. S’iscrisse anche all’associazione delle Figlie di Maria della parrocchia.

A Gand, accolta dalle Figlie della Carità vincenziane
In seguito la prima sorella Maria, diventata Figlia della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, s’interessò che le altre tre sorelle, Rosalie, Mathilde e Pauline, venissero accolte nel suo Istituto per ricevere un’adeguata istruzione.
Pauline, che a quindici anni era entrata nel Terz’Ordine francescano, fu mandata a Gand: rimase due anni, con l’occupazione di aiutare la suora della cucina, impegnata per i pasti di circa 900 persone e per gli ammalati dell’ospedale. Il 2 agosto 1892 andò a Hasselt, per aiutare un’altra sorella, Anna, vedova con quattro figli, gravemente malata.

Tra le Francescane Missionarie di Maria
Sembrava prevedibile che, dopo gli anni trascorsi fra le Figlie della Carità, ella volesse diventare una di loro. Tuttavia, Rosalie, cui lei era molto legata, scelse di entrare fra le Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002). Pauline, che l’aveva accompagnata ad Anversa ed assistito alla cerimonia nella quale aveva preso il nome di suor Maria Onorina, decise che quella era la strada giusta anche per lei.
Il 13 dicembre 1896 divenne a sua volta Francescana Missionaria di Maria, col nome di suor Maria Amandina. Anche l’altra sorella entrò nella stessa congregazione, diventando suor Maria Serafina.
Dopo due anni di noviziato ad Anversa, passò a Marsiglia per fare pratica come infermiera nella Casa “San Raffaele”, in previsione di essere mandata in Cina, dove si doveva aprire un grande ospedale.

Missionaria in Cina
Proprio a Marsiglia conobbe monsignor Francesco Fogolla, che stava organizzando la spedizione nello Shanxi: la richiese caldamente a madre Maria della Passione, che era superiora generale oltre che fondatrice, come infermiera.
La giovane suora subì come tante altre, il tormento dell’anima di fronte alle scelte definitive, ma ebbe, secondo le testimonianze, la grazia di visioni speciali della Vergine. S’imbarcò con tutto il gruppo di suore e padri missionari, a Marsiglia il 12 marzo 1899. Durante una sosta a Ceylon (oggi Sri Lanka) incontrò la sorella suor Maria Onorina, impegnata nel sanatorio di Colombo tenuto dalle Francescane Missionarie di Maria.
Arrivò a Tai-yuen-fu il 4 maggio 1899: ebbe subito il compito dell’ambulatorio e del dispensario, attivati in attesa dell’ospedale progettato. Nell’anno e due mesi di lavoro nella missione “Casa di San Pasquale”, suor Maria Amandina cercava di mantenersi allegra e sorridente, tanto che i cinesi la chiamavano nella loro lingua “la vergine europea che ride sempre”.

La rivolta dei “Boxers”
Nelle sue lettere, tuttavia, presagiva la tempesta che si avvicinava per la cristianità in Cina. Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shansi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i “Boxers”, autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però madre Maria Ermellina, la superiora, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».

Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata “Albergo della pace celeste”. Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I “Boxers” giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il “Te Deum” abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria Amandina aveva ventott’anni.

Nella gloria dei martiri

Lei e le altre sei suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano. La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto “de signis”, avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini


Fonte:
Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Box

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Aggiunto/modificato il 2018-07-06

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