Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Gruppi di Martiri > Beate Martiri Spagnole Visitandine Condividi su Facebook Twitter

Beate Martiri Spagnole Visitandine Beatificate nel 1988

Senza Data (Celebrazioni singole)

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

Madrid, Spagna, 18 e 23 novembre 1936

Anche l’Ordine della Visitazione di Santa Maria, fondato nel 1610 dai santi Francesco di Sales e Giovanna Francesca de Chantal, ebbe sette sue religiose martiri nel periodo della guerra civile spagnola. Appartenevano al primo monastero spagnolo dell’Ordine, erede di quello sorto nel 1757 a Madrid, che era una diretta filiazione del monastero originario di Annecy. Erano suor Maria Gabriella (Amparo) Hinojosa Naveros, suor Teresa Maria (Laura) Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria (Carmen) Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese (Inés) Zudaire Galdeano, suor Maria Angela (Martina) Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia (Josefa) Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia (María Felicitas) Cendoya Araquistain. Mentre le altre monache erano sfollate in Navarra, restarono nel monastero, ma si trasferirono poi in uno scantinato vicino. Furono scoperte, perquisite e interrogate finché, il 17 novembre 1936, subirono un’ultima perquisizione. Il giorno dopo, verso il tramonto, furono prelevate da una pattuglia di miliziani anarchici: vennero fucilate mentre, tenendosi per mano, scendevano dal camion che le aveva condotte fuori città. La più giovane del gruppo, suor Maria Cecilia, fuggì terrorizzata, ma poco dopo si consegnò ai persecutori: venne uccisa il 23 novembre 1936. Le sette monache sono state beatificate dal Papa san Giovanni Paolo II il 10 maggio 1998 a Roma. I resti mortali di quattro di loro sono venerati nella cripta del monastero di calle Santa Engracia a Madrid, mentre quelli delle altre sono custoditi nella cappella del Santo Sepolcro della chiesa abbaziale della Santa Croce al “Valle de los Caidos”, sempre a Madrid. Nell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» del 2018, al paragrafo 141, papa Francesco ha menzionato le Beate sette religiose del primo monastero della Visitazione di Madrid tra le «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».



L’Ordine della Visitazione in Spagna
L’Ordine della Visitazione di Santa Maria, fondato nel 1610 dai santi Francesco di Sales e Giovanna Francesca Frémyot de Chantal, ebbe il suo primo monastero in Spagna a Madrid. Molti nobili spagnoli passavano per il monastero originario di Annecy, la “Santa Sorgente”, per venerare i resti dei fondatori. Per questo, le monache commentavano spesso che essi avrebbero potuto dare gran prova della loro devozione, se avessero contribuito a fondare un monastero nella loro terra.
La costruzione fu compiuta grazie al re Ferdinando VII e a sua moglie, la regina Maria Barbara di Braganza. La comunità, proveniente da Annecy, si stabilì nel nuovo monastero, detto delle Salesie Reali, alcuni giorni dopo il 25 settembre 1757, data in cui fu consacrata la chiesa intitolata a santa Barbara.
Tuttavia, a causa delle leggi anticlericali del 1836 e 1837, le monache dovettero abbandonare il luogo: la partenza avvenne il 27 ottobre 1870. Tredici anni dopo, grazie alla benefattrice María del Rosario Wall de Fernández de Córdoba, fu costruito il nuovo monastero, in calle Santa Engracia 20. Il titolo di primo monastero della Visitazione in Spagna passò alla nuova fondazione.
Il monastero, a sua volta, negli anni successivi ebbe delle filiazioni: non solo in Spagna (due nella stessa Madrid, in calle San Bernardo e in viale San Francesco di Sales), ma anche in Messico e in Colombia.

La diaspora e il ritorno
Nel 1931, dopo la proclamazione della Seconda Repubblica spagnola, iniziarono a verificarsi incendi di chiese e di edifici sacri, anche a Madrid. Le monache sapevano qualcosa di ciò che stava accadendo, anche se non nei minimi dettagli.
Quando anche il monastero era sul punto di essere dato alle fiamme, la superiora in carica, suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros, riunì la comunità, composta da ottantatré suore: diede l’ordine di indossare abiti secolari e di uscire a piccoli gruppi. Sarebbero state scortate da parenti e amici: chi di loro non avesse avuto nessuno che le potesse accogliere, poteva rifugiarsi dai familiari delle altre.
Il 21 maggio, dieci giorni dopo l’evacuazione forzata, le Visitandine poterono fare ritorno dalle case dov’erano disperse. Tuttavia, la situazione non sembrava tornare pacifica. Per questa ragione, dopo un tentativo andato a vuoto di essere ospitate dalle consorelle in Belgio e in Francia, le monache si trasferirono ad Oronoz in Navarra, dove rimasero fino al marzo 1932.

All’epoca della guerra civile
Nei primi mesi del 1936, poiché continuava a non esserci tranquillità, la comunità fuggì di nuovo a Oronoz. Tuttavia, non volendo lasciare completamente abbandonato il monastero, la nuova superiora, madre Leocadia Aparici, stabilì che sette suore rimanessero tra le sue mura. Raccomandò poi che restassero unite quanto più fosse stato possibile, senza separarsi l’una dall’altra.
Erano suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros (responsabile del gruppo), suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain.

Insieme fino alla morte
Rimasero nel monastero solo un mese. Cercarono di condurre, per quanto possibile, una vita ordinaria nell’osservanza della Regola, nella contemplazione di Dio e nell’offerta di sé stesse.
Il 13 luglio si trasferirono in uno scantinato nella strada vicina, come previsto dalla superiora; l’aveva preso in affitto se si fosse presentato un caso simile. Tuttavia, passavano le giornate all’interno del monastero, suonando le campane e dando l’impressione che fosse ancora abitato.
La guerra civile scoppiò il 18 luglio 1936, cinque giorni più tardi: divenne quindi impossibile per loro lasciare il rifugio. Di tanto in tanto qualche sacerdote le raggiungeva per celebrare la Messa, mentre le sorelle esterne (ossia quelle che potevano uscire dalla clausura per fare spese) si arrischiavano ad aggirarsi all’esterno.
Alcuni amici suggerirono loro di chiedere asilo ai consolati esteri, ma le Visitandine erano certe che i vicini avrebbero mantenuto il segreto. Si rifiutarono di separarsi, fedeli alla raccomandazione di madre Leocadia.

La denuncia
A metà agosto, l’andirivieni delle due sorelle esterne (ossia quelle addette agli acquisti fuori dalla clausura) cominciò a destare sospetti: una donna denunciò la presenza nel rifugio. Lo scantinato fu perquisito più volte, ma le religiose, anche se non fu trovato nulla che le potesse incolpare, sentivano che la loro fine era imminente.
A novembre, dopo cinque mesi di permanenza, suor Maria Gabriella comunicò alle altre che il portinaio offriva loro la possibilità di fuggire una per volta, a intervalli separati, verso rifugi sicuri. Tutte rinnovarono la scelta di restare unite.
Il 17 novembre 1936, dopo la quarta perquisizione, i miliziani si congedarono con un saluto che sapeva di minaccia: «A domani!». Le monache trascorsero il giorno successivo pregando e digiunando, in preparazione alla morte.
La sera seguente, si presentò loro una pattuglia della FAI (Federazione Anarchica Iberica) per caricarle su un camion. Mentre salivano, tutte si fecero il segno della croce. Qualcuno tra la folla che si era radunata ammirava il loro coraggio, ma altri gridavano: «Dovrebbero fucilarle qui sul posto, perché facendo il segno della croce ci sfidano».

Il martirio
Dopo un breve tragitto, furono condotte fuori città. Scese dal mezzo, si presero per mano, a due a due, per farsi coraggio: furono subito abbattute con scariche di fucili. La più giovane di esse, suor Maria Cecilia, rimase illesa, a differenza delle altre, e fuggì impaurita nella notte.
Il resto della comunità, nel rifugio di Oronoz, non seppe nulla dell’accaduto fino a qualche mese dopo e in maniera molto confusa, anche perché le comunicazioni erano interrotte e la corrispondenza si faceva sempre più rada.
Le monache tornarono a Madrid nel 1939, ma solo due anni più tardi riuscirono a risalire alla sorte di suor Maria Cecilia: dopo la paura iniziale, si era consegnata ai miliziani ed era stata condotta in carcere. Infine, era stata fucilata all’alba del 23 novembre 1936, davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid.

La causa di beatificazione
Il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid porta la data del 2 luglio 1985. L’inchiesta diocesana, avviata a Madrid il 29 ottobre 1985, si è conclusa il 26 aprile 1989 e ha ottenuto la convalida il 6 dicembre 1991.
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 1992, è stata esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 ottobre 1996 e, il 3 giugno 1997, dai cardinali e dai vescovi membri della medesima Congregazione.
Il 7 luglio 1997, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui suor Maria Gabriella e compagne venivano dichiarate ufficialmente martiri. Lo stesso Pontefice le ha beatificate il 10 maggio 1998 a Roma.

Il culto
Nel 1940 furono traslati nella cripta del monastero i resti mortali di quattro di esse. Quelli di suor Giuseppa Maria e di suor Maria Angela, sepolti nel cimitero dell’Almudena, furono deposti, il 24 marzo 1948, in un altro punto dello stesso cimitero, insieme ad altri resti sotterrati il 30 novembre 1936.
Quelli di suor Maria Cecilia, invece, erano stati sepolti nel cimitero di Vallecas, ma il 22 giugno 1954 furono traslati nella chiesa dell’abbazia della Santa Croce al “Valle de los Caidos” (diventato poi tempio della riconciliazione nazionale) di Madrid, precisamente nella cappella del Santo Sepolcro. Nello stesso luogo, il 12 novembre 1961, trovarono definitiva sistemazione anche quelli di suor Giuseppa Maria e di suor Maria Angela.
Nell’Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate», al paragrafo 141, papa Francesco le ha menzionate insieme ad altri gruppi di Santi e di Beati in maggioranza martiri, ovvero «intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri».

L’elenco
Nell’elenco che segue sono presenti i rimandi alle schede biografiche di ciascuna martire. Il nome religioso è italianizzato, secondo l’uso del Martirologio Romano, mentre il nome di Battesimo resta in spagnolo.

91574 - Suor Maria Gabriella (Amparo) Hinojosa Naveros, 64 anni
97536 - Suor Teresa Maria (Laura) Cavestany Anduaga, 48 anni
97535 - Suor Giuseppa Maria (Carmen) Barrera Izaguirre, 55 anni
97539 - Suor Maria Agnese (Inés) Zudaire Galdeano, 36 anni
97537 - Suor Maria Angela (Martina) Olaizola Garagarza, 43 anni
97538 - Suor Maria Engrazia (Josefa) Lecuona Aramburu, 39 anni
† Madrid, 18 novembre 1936

91575 - Suor Maria Cecilia (María Felicitas) Cendoya Araquistain, 26 anni
† Madrid, 23 novembre 1936


Autore:
Emilia Flocchini

______________________________
Aggiunto/modificato il 2018-04-20

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




CD immagini

Sostienici e avrai TUTTE le immagini di Santiebeati
Clicca qui per richiederlo

Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati