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Servo di Dio Mariano Patanč Sacerdote oratoriano

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Acireale, 2 maggio 1713 - 27 aprile 1804

Fondò nel 1756 la Congregazione dell’Oratorio di an Filippo Neri di Acireale e fu ardente apostolo dei giovani; già era sacerdote dal 1737 e si dedicava a vari ministeri nelle campagne di Acireale, quando, rispondendo all’invito di un predicatore, nella Quaresima del 1753, dedicò il suo tempo e le sue doti alla cura speciale dei ragazzi, in favore dei quali istituì scuole e attività formative; incline, fin da ragazzo, alla preghiera ed alla più tenera pietà, crebbe nella vita spirituale fino a ricevere dal Signore doni carismatici che gli attirarono la venerazione dei semplici e dei personaggi più illustri, compresi il Re di Spagna Carlo III e suo figlio Ferdinando IV.



Detto comunemente dal popolo "Patri Don Marianeddu da Razzia", nacque ad Acireale il 2 maggio 1713. Di famiglia poverissima, fin da piccolo servì come sagrista nella sua chiesa parrocchiale, ricevendo in compenso dal cappellano i primi insegnamenti del sapere e qualche spicciolo per la famiglia. Negli anni dell'adolescenza amava ritirarsi in un luogo solitario detto "Timpa" per pregare e meditare.
Il Signore ben presto fece sbocciare in lui il germe della vocazione al sacerdozio, comunicandogli la scienza profonda dei suoi misteri, tanto che i maestri del convento carmelitano, dove era entrato per studiare, affermavano che era una gioia spirituale sentire parlare Mariano "in divinità", cioè delle cose di Dio.
Fu ordinato sacerdote il 15 giugno 1737. Esercitò il suo ministero nelle chiesette sparse per la campagna, in quelle più abbandonate e povere, predicando spesso all'aperto con parola dolce ma forte e suadente e svolgendo col popolo devote pratiche di pietà. Fu cappellano nella chiesa di Capo Molini e presso l'ospedale di santa Marta.
Nel 1753 durante il quaresimale cittadino fu colpito dalle parole accorate del predicatore il quale, rivolgendosi ai sacerdoti ebbe a dire: "Vi prego acciocché fosse uno dei primari oggetti delle vostre cure e del vostro zelo la coltura dei giovanetti".
Decise allora di dedicare il suo apostolato sacerdotale all'educazione dei fanciulli e istituì delle scuole adatte, che mancavano del tutto in quel tempo, nelle quali con i consigli e con l'esempio formò eccellenti sacerdoti e onesti cittadini.
Il 6 giugno 1756 fondò ad Acireale la Congregazione dell'Oratorio di san Filippo Neri. L’Oratorio diviene luogo concreto di iniziative apostoliche.
Per attuare il suo progetto di cristiana carità verso i fratelli, don Mariano si rivolge soprattutto agli umili, ai minori, sconfiggendo la logica e l’economia del successo e del merito.
Egli stesso, con uno scritto che sembra una preghiera, narra le vicende per la costruzione dell’Oratorio e dopo aver esordito con un gioioso “viva Gesù e Maria” invita tutti a pregare sempre il Signore per lo sviluppo dell’opera.
Intanto la fama del suo operato si divulgarono un po' dovunque.
I vescovi di Catania, Siracusa, Messina, Patti e persino Malta ed Amalfi affidarono alle sue cure i propri chierici.
Non pochi nobili, tra essi il re di Spagna Carlo III e suo figlio Ferdinando IV, lo stimarono e venerarono. Il suo zelo si manifestò anche nella predicazione eucaristica e nel diffondere una filiale devozione alla Madonna, alla quale dedicò in Acireale piccoli templi ed icone.
Il Signore lo arricchì dello spirito profetico e di molti miracoli, ottenuti per sua intercessione, oltre che di un particolare carisma profetico; predisse fra l’altro l’Istituzione della Diocesi di Acireale. Trovandosi in Piazza Duomo, ove era solito ripetere un cenno di riverenza, rivolgendosi al chierico Riggio, disse: “Vedi Mauro, questo palazzo, un giorno sarà destinato alla residenza del Vescovo di Aci. Si alzerà, sopra il vicolo che separa il palazzo dalla sacrestia del Capitolo, un ponte, che aprisse una interna comunicazione tra quella e questo, onde il Vescovo dalla sua abitazione possa discendere facilmente nella sua Cattedrale”.
Rimeditando quella predizione con riferimento ai fatti che poi si verificarono all’epoca della costruzione del ponte, essa assume maggiore valore. Infatti i laici acesi si schierarono contro la costruzione, facendo persino ricorso alla deputazione provinciale. Tuttavia le loro ragioni non prevalsero e fu così possibile iniziare i lavori di costruzione del palazzo vescovile e dell’arco.
Due immagini rappresentano per il Servo di Dio qualcosa di particolare: il crocifisso che si trova nell’attuale omonima cappella e che era la primigenia chiesa dell’Oratorio e l’immagine della Vergine che egli sognò o vide  e che su minuziose descrizioni fece dipingere su una lastra di ardesia ad Alessandro Vasta, immagine che piacque a tutti e diceva il padre “Questa immagine è dono di Dio all’Oratorio”.
Nel 1776 furono ultimati i lavori della chiesetta di Sant’Anna dell’Aiuto, posta a poca distanza dalla chiesa di S. Caterina, così padre Mariano ritornò alla sua amata “Timpa” per incontrare la Madre, in quello scenario di incomparabile bellezza e nel silenzio e nella quiete poter sperimentare la dolcezza del colloquio con Maria.
Morì il 27 aprile 1804. I funerali furono un trionfo, partecipati da una marea di gente che lo acclamò come un santo. Il suo corpo riposa nella chiesa dell'Oratorio ad Acireale, ed è meta anche oggi di molti pellegrinaggi. Padre Patanè è "un esempio di quanto la vita di un sacerdote possa essere feconda di opere di carità, quando è ispirata a Maria e nutrita dalla sua devozione".
A pochissimi giorni dalla morte i Padri dell’Oratorio avanzarono istanza a Mons. Corrado Deodati, Vescovo di Catania, per iniziare il processo di canonizzazione. Mons. Deodati accolse favorevolmente la richiesta dei PP. Filippini,e , con proprio decreto dell’8 maggio 1804, stabilì che si desse inizio alla raccolta degli atti del processo. La commissione a causa dell’età troppo avanzata dei suoi membri, fece poco lavoro.
Solo in data 5 novembre 1844 fu avanzata istanza al nuovo Vescovo di Catania, Mons. Felice Regano per la riapertura del processo. Dopo alcuni anni il processo si chiuse, ma le relazioni non furono inoltrate a Roma, anzi andarono perdute. Una delle ipotesi avanzate è che le manovre iniziate in quegli anni per la nuova Diocesi di Acireale abbiano raffreddato i rapporti con la Diocesi madre di Catania, e tra le prime conseguenze ci sia stata il congelamento di questa causa.
Dispiace che ancora non siano state riconosciute solennemente le qualità del Padre Mariano: il suo grande amore per la Madonna della Purità e per il Crocefisso, il continuo trasporto per l’Eucarestia, l’integrità ed umiltà di cuore.
Al fine di promuovere la sua causa si è costituita in Acireale in data 3 marzo 1988 l’Associazione Padre Mariano Patanè.
Dal 1999 è stato riaperto ufficialmente il processo e non è senza significato che a due secoli dalla morte siano soprattutto i ceti popolari a nutrire per lui una venerazione del tutto singolare.


Fonte:
www.oratorioacireale.org

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Aggiunto/modificato il 2015-03-17

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