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Serva di Dio Maddalena Fezza

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Pagani, Salerno, 30 ottobre 1811 - Pagani, Salerno, 8 aprile 1887

Martire dei patimenti.



Nascita ed età giovanile
Maddalena nasce il 30 ottobre 1811 a Pagani, grosso centro agricolo a metà strada tra l’allora capitale Napoli e la principesca città di Salerno.
Primogenita di Gennaro e Gelsomina Marrazzo, la bambina era stata molto desiderata ed attesa dai genitori. Fin dal suo concepimento, infatti, la madre, donna pia e devotissima, temendo un aborto, si recava a Ravello a pregare san Bonaventura, invocando la grazia di un parto sereno e felice e che il nascituro fosse benedetto dal cielo.
La famiglia della serva di Dio era di umilissime origini. Il padre, un contadino povero ed analfabeta, si faceva aiutare dalla moglie nel lavoro dei campi e ben presto vi portò anche la figlia.  Pur così giovane, Maddalena diede subito prova di singolari virtù. Si asteneva dal cibarsi di frutta per propositi di penitenza che aumentavano sempre più man mano che cresceva. Si racconta che, durante le pause per il pranzo, la piccola offrisse il suo pasto agli operai per poi nascondersi, intenta al raccoglimento e alla preghiera. Per lo stesso spirito di mortificazione si gettava tra i rovi e dormiva sulla nuda terra con la testa appoggiata ad una pietra, accettando punture e morsi di insetti senza lamento alcuno. Trascorreva poi lunghe ore pregando in ginocchio e senza alcun appoggio, nella chiesa del Carmine a Pagani. Un giorno, davanti ad un’immagine di san Francesco di Paola, udì una voce che le disse: “Figlia se vuoi farti santa, sii umile e mansueta, abbi lo spirito di orazione; nasconditi in chiesa e non mangiare mai carne”.
La prima volta che Maddalena si ammalò, riferiscono numerose testimonianze dell’epoca, le apparve una bella Signora alla quale domandò: “Voi chi siete?” E quella rispose: “Sono la Signora del Pendino”. Riavutasi dalla malattia si recò, come suo solito, alla chiesa del Carmine, situata nei pressi di una strada allora detta “Pendino”, notando, con grande meraviglia, la somiglianza di quella Signora con l’immagine della Madonna del Carmine.
Nel 1837 la mamma di Maddalena morì, vittima del colera. Nello stesso periodo le presentarono i primi sintomi di una malattia che poco alla volta, ma inesorabilmente, le avrebbe rattrappito ogni parte del corpo, costringendola a rimanere immobile, “in fondo di letto bucato”, per circa quarantanove anni.
Primo segno profetico del suo destino fu la formazione di una piaga nella zona renale. Non rivelò ad alcuno il male che pativa con pazienza e rassegnazione. Accortasene però una sua amica, Maria Grazia de Pascale, questa ne informò subito il confessore il quale ordinò a Maddalena di curarsi senza esitare. La Serva di Dio obbedì, ma nel frattempo udì una voce che le predisse che per tutta la vita mai più una piaga avrebbe corrotto il suo corpo.
Il padre nel 1839, in età oramai avanzata, si risposò. La matrigna di Maddalena non mancava di mortificarla continuamente, ma la giovane accettava con pazienza ogni sorta di angheria, mostrandosi sempre obbediente e virtuosa. Alla fine fu costretta a vivere sola, in un basso umido e scuro; condizioni di vita estreme che aggravarono inesorabilmente le sue già precarie condizioni di salute.

La lunghissima infermità
Morto il padre nel 1843, Maddalena si ritrovò ammalata, orfana e senza mezzi di sorta, tranne la proprietà di una stanzetta in un cortile di via san Francesco, al primo piano, ereditata dai suoi genitori. Lì fu trasportata sopra una sedia e vi trascorse l’intera sua vita. Unico mobilio un lettino addossato ad una parete che Maddalena chiamava “il mio letto di rose”, accanto un comodino con sopra la statua del bambino Gesù e una lampada che ardeva notte e giorno davanti all’immagine della Madonna dei sette veli di Foggia. Sulle pareti della “celletta” immagini di santi e della Vergine Maria.
Nonostante le sue condizioni di salute, volendo Maddalena essere tutta di Dio, si consacrò interamente a Lui con i tre voti della perfezione evangelica: povertà, castità e obbedienza. Vestì l’abito dell’Addolorata e si cinse del cingolo di s. Francesco di cui era terziaria.
La malattia tormentava Maddalena notte e giorno e specialmente nella Settimana Santa si acuivano le sue sofferenze. Violenti mal di testa, dolori lancinanti ai piedi, da ricordarle i chiodi di Gesù Crocifisso, ed alla bocca, che resero la lingua una piaga. Spesso andò incontro ad agonie, svenimenti e si temette per la sua vita. Gli stessi medici che la curavano asserivano che la sua esistenza era da ascrivere ad un miracolo. Eppure Maddalena non veniva mai sopraffatta dalla sofferenza. Conservava in ogni occasione una pace imperturbabile, il suo volto esprimeva sempre gioia e serenità.
La devozione a Gesù Sacramentato cresceva in ragione dei suoi patimenti, ed il desiderio di cibarsi del Corpo di Cristo era così ardente che il maggiore dei suoi martìri era il non poterlo ricevere frequentemente. La brama era talmente tanta che esclamava: “Oh che ardore di amor divino! Oh qual manna celeste mi ha donato il mio Gesù”.
Negli ultimi quattro mesi della sua vita, benché il suo confessore la sollecitasse a prendere un po’ di cibo per sostenere il suo straziato corpo, ella affermava: “Il corpo aborrisce ogni cosa, il mio spirito sta fisso nella vista e bellezza di Dio; se prendo cibo si offusca in me vista sì bella”. Dopo la comunione si poneva in un profondo raccoglimento per quattro o cinque ore, senza parlare con alcuno, assorta nella contemplazione di Gesù Sacramentato.
Maddalena non aveva alcun sostentamento, viveva di elemosine che tanti benefattori le elargivano, eppure ella pretendeva che parte di quelle somme fossero spese per messe in suffragio delle anime del Purgatorio. Più volte confessò che Dio le permetteva di vedere quelle anime. Un giorno il suo confessore, il redentorista p. Raffaele Bocchino, le chiese preghiere per l’anima di una defunta. Ella la vide però dannata alle pene dell’inferno e ne fu a tal punto spaventata che per sei mesi di seguito fu prostrata nel corpo e nello spirito.

Consolatrice degli afflitti
Quantunque la Serva di Dio avesse sempre amato di vivere appartata e lontana dai clamori del mondo, pure la sua buia, umida cameretta era visitata da ogni genere di persone.
La marchesa di Rende, Angelica Caracciolo, madre del più giovane cardinale della Chiesa Cattolica, Camillo Siciliano, si recava spesso a visitarla. La prima volta che la piissima nobildonna napoletana, intima di fra Ludovico da Casoria e Caterina Volpicelli, entrambi oggi canonizzati, poté fare visita a Maddalena, nel vederla e udirne le parole si inebriò di tanta delizia e il suo animo fu preso da tanta pace che ella spesso soleva ripetere che mai il suo animo era stato così allietato. Per attestare la stima e la gratitudine che aveva per lei, le donò, tra l’altro, un crocifisso ligneo, con figura in bronzo, benedetto e arricchito di indulgenze da papa Pio IX. Il crocifisso fu deposto nella bara di Maddalena alla sua morte e oggi ritrovato intatto durante l’ultima ispezione ai resti mortali della Serva di Dio.
Un altro personaggio che da Maddalena trasse ispirazioni e che con lei ebbe un profondo legame spirituale, fu il beato Tommaso Maria Fusco, fondatore della Congregazione delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue. Nel momento più buio della sua esistenza, tale da rischiare di annullare tutte le opere da lui iniziate, Tommaso si rivolse a Maddalena per consiglio e conforto, ed ella, interprete della volontà di Dio, lo esortò a continuare nella sua opera, affidandosi al Signore e al giudizio del suo Vescovo. Don Tommaso, alla morte di Maddalena, fu il più risoluto sostenitore della necessità di aprire il processo di beatificazione e canonizzazione.
Il Vescovo di S. Agata dei Goti, mons. Domenico Ramaschiello, il 15 maggio 1887, dopo pochi giorni dalla morte di Maddalena, testimoniò per iscritto che aveva avuto la fortuna di incontrarla e, spesso, confessarla. Dopo tali incontri ritornava a casa “edificatissimo e pieno di alte idee delle sue singolari virtù”. Ramaschiello attestò altresì che mons. Francesco Vitagliano già Vescovo coadiutore di Bitonto e poi di Nocera, anche lui confessore di Maddalena per diversi anni, la reputava già in vita una santa, raccomandandosi a lei affinché pregasse per la sua anima.

Testimonianze di grazie
Diverse le grazie ed i benefici che Dio volle elargire tramite la preghiera di Maddalena.
Un gentiluomo di Pagani, Carlo Torre, ingegnere e notissimo personaggio pubblico, era afflitto da una fistola che nessun rimedio aveva potuto debellare. La sua famiglia ricorse a Maddalena che, presa a compassione, gli mandò un poco dell’olio che ardeva davanti all’immagine di Gesù Bambino e della Vergine, raccomandando di usarlo con fede per il beneficio del corpo ma soprattutto dell’anima. Benefici che l’infermo immediatamente riscontrò, dichiarandosi per sempre riconoscente alla Serva di Dio.
La signora Caterina Galdi, originaria di Salerno e residente a Nocera, da lungo tempo gravemente inferma, grazie alle preghiere di Maddalena e passandosi sul corpo un fazzoletto che la Serva di Dio le aveva inviato, in breve tempo fu liberata da ogni sofferenza. Un nipote della Galdi di sette anni, Ernesto Cinque, per intercessione di Maddalena, guarì da una grave malattia ed il marito, Raffaele Spera, fu sanato da una mortale febbre tifoidea.
Lo stesso medico curante di Maddalena, il dott. Carmine Citarella, testimoniò di una profezia della Serva di Dio che lo aveva profondamente colpito. Un giorno Maddalena gli domandò sullo stato di salute del figlio per poi aggiungere: “Vostro figlio è malato”. Il medico restò di sasso perché proprio il giorno prima lo aveva visitato nel convitto di Nocera Inferiore trovandolo sanissimo. Subito Citarella sospese il suo giro di visite e si recò a casa. Chiese alla moglie se avesse avuto notizie sulla salute del loro figlio.  In quel momento suonò il campanello di casa, un addetto del convitto annunciava che il ragazzo giaceva a letto ammalato.
Lo stesso Citarella testimoniò che anni prima Maddalena aveva predetto al canonico teologo Francesco Vitagliano di Cava dei Tirreni che un giorno sarebbe diventato vescovo della diocesi di Nocera Inferiore, anche se per breve tempo.
Il 2 giugno 1887, due mesi dopo la morte di Maddalena, tale Ludovico Petrosino fu accoltellato e le ferite furono dichiarate mortali. La famiglia, piena di speranza e devozione, pose sulle ferite una pezzuola appartenuta alla Serva di Dio e dopo tre giorni Ludovico si alzò dal letto guarito.
Maddalena fu sempre fedele ai voti emessi in gioventù. Non permetteva ad alcuno di entrare nella sua stanza, né accettava o dava cosa senza il permesso del confessore.  I suoi direttori spirituali furono tutti Redentoristi:
p. Raffaele Bocchino, p. Giuseppe Vizzini,
p. Francesco Alvino ed infine p. Luigi Giordano, cugino del Beato Tommaso Fusco, tutti morti in concetto di santità.  P. Giordano era talmente convinto della santità di vita di Maddalena da lasciare una somma consistente del suo patrimonio personale per la causa di beatificazione della Serva di Dio.

La morte
Nella primavera del 1887, durante la Quaresima, Maddalena, sentendo ormai vicina la morte, chiese i Santi Sacramenti e, dopo l’unzione, esclamò: “Sia Benedetto Iddio, è venuta nel mio cuore la Santissima Trinità”. Giovedì 7 aprile, le sofferenze si acuirono all’inverosimile a tal punto che implorò: “Fatemi venire subito Gesù Sacramentato”. Ricevuto nuovamente il Viatico, chiese alle due pie donne che l’avevano sino ad allora amorevolmente assistita, di essere posta sulla nuda terra per morire da penitente. Trascorse la notte in intima comunicazione con Dio, ed all’alba dell’8 aprile, Venerdì Santo, rese il suo spirito.
Il dottore Carmine Citarella, che stilò il certificato di morte, testimoniò come il corpo di Maddalena, straordinariamente, non presentava l’oltraggio di alcuna piaga da decubito. Diffusasi la notizia della morte di Maddalena a Pagani e nelle città vicine, fu un tale accorrere di gente che si rese necessario l’impiego della guardia civica per contenere la folla. Una sola voce si levò per le strade, un solo grido: “È morta la Santa! Beata Lei!”. Il giorno successivo il corpo dell’anima eletta fu portato nel vicino tempio dedicato alla Madonna del Carmine detta delle Galline. Qui p. Luigi Giordano, con voce rotta dall’emozione, lesse un’appassionata orazione funebre. Dopo il rito religioso, la salma fu trasportata, accompagnata da schiere di sacerdoti e tra due ali di folla, in un’atmosfera di profonda pietà e preghiera, nel cimitero della città dove fu tumulata nell’ipogeo della cappella della Madonna delle Galline.

Fama di santità
Talmente vasta era la fama di santità di Maddalena che il 17 dicembre 1888, eccezionalmente, su iniziativa di don Tommaso Fusco fu iniziato il processo informativo per la sua canonizzazione. Dopo poche sessioni però, morto don Tommaso, morto il Vescovo della diocesi di Nocera, Luigi del Forno, ed il Postulatore della Causa don Raffaele Vitolo, il tutto fu archiviato e sepolto dalla polvere del tempo.
Nel 1930 le suore della Carità del Preziosissimo Sangue ottennero che i corpi di don Tommaso Maria Fusco e della Serva di Dio Maddalena Fezza fossero portati nella Chiesa di San Francesco a Pagani. Inspiegabilmente però non si procedette alla traslazione dei resti mortali di queste due anime benedette. Il 16 aprile 1940 il corpo del futuro Beato Tommaso Maria Fusco fu traslato con tutti gli onori nella Casa Madre della Congregazione delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue a Pagani. E Maddalena? La sua tomba restò nell’ipogeo della cappella della Madonna delle Galline nel cimitero di Pagani, dimenticata da tutti. A ricordarla una lapide negletta dall’incuria degli uomini:
"Qui riposa / Il corpo di Maddalena Fezza / Morta / In odore di singolari virtù / Nel Venerdì Santo 8 Aprile 1887."

Il 19 maggio 2018, i resti mortali della Serva di Dio finalmente sono stati traslati nella monumentale Basilica a Pagani, dedicata ad Alfonso Maria de Liguori, il Santo da lei tanto amato, dove tutti potranno chiedere a Dio grazie per sua intercessione.
Il 1 giugno 2018, il Vescovo della diocesi di Nocera-Sarno mons. Giuseppe Giudice ha presieduto, nella stessa basilica, ad una solenne celebrazione eucaristica in suffragio della Serva di Dio. Il prelato, concludendo la sua omelia, invitava i fedeli a pregare affinché il Signore volesse concedere la grazia di poter riavviare il processo di beatificazione e canonizzazione di Maddalena.


Autore:
Giovanni Pepe

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Aggiunto/modificato il 2018-10-17

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