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> Home > Sezione Testimoni > Madre Lodovica del Cuore Immacolato di Maria (Luce Pellegrini) Condividi su Facebook Twitter

Madre Lodovica del Cuore Immacolato di Maria (Luce Pellegrini) Fondatrice

Testimoni

4 settembre 1923 20 ottobre 2017

Fondatrice delle Suore Oblate del Cuore Immacolato di Maria



Luce Pellegrini – Suor Lodovica del Cuore Immacolato, nacque il 4 settembre 1923 nel Canton Ticino – Svizzera, da padre svizzero, Piero, e da madre italiana, Maria Subrì, originaria di Settimo Torinese. Venne battezzata all’età tardiva di circa quattordici anni. Da quel momento divenne un’anima tutta orientata a Dio, con una intensa vita sacramentale. Impegnata nell’Azione Cattolica, Dio la predilesse per opere grandi. A diciannove anni entrò nella grande Famiglia Cottolenghina, precisamente nel ramo della vita contemplativa, nel Monastero di Cavoretto. Qui visse la vita religiosa in modo irreprensibile per vent’anni.
Anima aperta alla grazia e devotissima del Cuore Immacolato di Maria, sentì l’ispirazione interiore di Dio che la chiamava a dare inizio ad una nuova famiglia religiosa per rispondere al grido della Madonna a Fatima, che, nell’apparizione del 19 agosto 1917, invocava: “Pregate, pregate molto e fate sacrifici, molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi prega e si sacrifica per esse.” Dopo un lungo periodo di preghiera e di riflessione, guidata dal suo Direttore spirituale, chiese ed ottenne dai suoi Superiori il permesso di uscire dal Monastero di Cavoretto per dare inizio a una nuova famiglia religiosa. Dopo una sofferta decisione, il 13 luglio 1962 lasciò il Carmelo di Cavoretto.
Affrontò con l’animo sereno non poche fatiche per dare inizio ad una nuova famiglia religiosa, quelle delle Oblate del Cuore Immacolato di Maria, con lo scopo di dedicarsi alla preghiera e alla penitenza per salvare le anime dal pericolo della dannazione eterna. Il cammino di tale fondazione ebbe inizio il mattino del 3 gennaio1963, insieme ad altre due consorelle, uscite anche esse dalle Suore di San Giuseppe Cottolengo, ramo delle Vincenzine. Aiutate dal P. Materni, gesuita, partirono per San Maurizio D’Opaglio. Il 5 gennaio iniziarono la loro giornata regolarmente. In un primo momento lavorò con le due consorelle, per breve tempo, nell’asilo del paese, ma sempre con il desiderio di una vita di stretta clausura. Poco tempo dopo, Suor Lodovica venne designata quale sorella maggiore, compito che ella accettò per amor di Dio.
La piccola comunità fu seguita dai Rev. di padri Gesuiti. Esse presero presto contatti con il Vicario generale e con l’Arcivescovo di Vercelli dal quale ottennero il permesso di trasferirsi presso il Santuario della Madonna di Rado a Gattinara, accolte dal Prevosto, che mostrò apprezzamento verso il loro progetto. Qui iniziarono la nuova vita fatta soprattutto di preghiera e di riparazione, in attesa di conoscere bene la volontà del Signore.
Nel Santuario di Gattinara furono iniziati i primi passi per ottenere la grazia della vestizione religiosa. Suor Lodovica andò dall’Arcivescovo Sua Ecc. Rev. ma Mons. Francesco Imberti per esporgli le esigenze avvertite dalla piccola comunità, soprattutto quelle di poter vestire l’abito religioso e di avere un confessore. L’Arcivescovo dopo aver consultato i loro direttori spirituali (P. Materni e Don Marino) e il rettore del Santuario, Mons. Francese, si mostrò benevolo verso di loro pur temendo per l’austerità della scelta di vita e chiedendo perciò una modifica provvisoria dell’orario. Obbedirono alle indicazioni dell’Arcivescovo. Sotto la direzione dei Reverendi Padri Materni e Marino, redassero un nuovo regolamento di vita che, consegnato a Sua Ecc. Mons. Francesco Imberti, ottenne loro di avere il confessore e l’autorizzazione alla vestizione religiosa.
Il 30 ottobre 1963, arrivò la grazia tanto desiderata. Eccone la narrazione dal loro diario: “Oggi per la grazia specialissima del Signore, una grande consolazione: è giunto il decreto di approvazione “Ad Experimentum” per vestire il santo abito, adottare il nome Oblate del Cuore Immacolato di Maria. Ma la loro permanenza là durò poco ed erano sorti altri problemi. Questa volta, Madre Lodovica si rivolse al parroco di Settimo Torinese, essendo originaria di Settimo. Il canonico Don Guglielmo Pistone. Col suo appoggio poterono trasferirsi nell’Arcidiocesi di Torino.
Una volta sistemata nell’arcidiocesi di Torino, diede prova della sua fedeltà al Signore, affrontando le mille difficoltà che tale impresa comportava senza scoraggiarsi, convinta che Colui che la chiamava a tale nobile missione l’avrebbe portata al compimento.
Il 25 gennaio 1966, la Fondatrice, Suor Lodovica del Cuore Immacolato fece la domanda per l’emissione dei santi voti alla Curia Metropolitana di Torino. Il 28 dello stesso mese fu concesso il nulla osta all’emissione dei santi voti dal Vicario Episcopale Mons. Monasterolo della Curia di Torino. Ottenuto il via libera alla professione religiosa, l’11 febbraio 1966 fecero le prime professioni del nascente Istituto nelle mani del delegato – il Canonico Guglielmo Pistone, a Settimo Torinese. Così venne alla luce la Famiglia Religiosa delle Suore Oblate del Cuore Immacolato di Maria.
Da qui ebbe inizio dell’espansione della sua opera nel mondo. Da animo capace di gioire con chi è nella gioia, visse con grande gioia e soddisfazione l’approvazione diocesana della Sua opera in Istituto Suore Oblate del Cuore Immacolato di Maria, dall’Arcivescovo di Torino, Sua Eminenza, Severino  Card. Poletto.  Questo fu per Lei l’incoronamento delle Sue fatiche.
Era di una semplicità incantevole. Pur di origine da famiglia agiata, predilesse la forma di vita semplice, povera come si conviene all’anima consacrata al Signore. Puntava sempre all’essenziale senza cercare il lusso. Di fatto, sceglieva sempre le cose semplici all’impronta della povertà per le sue comunità. Però aveva un vivo senso di ornare bene la cappella con i suppellettili belli, perché il Signore merita il più bello. Le cappelle delle Sue comunità sono sempre bene ornata per distinguerle dalle altre parte della casa. Era molto distaccata dal mondo, dalla famiglia e dai parenti. Per lei, si doveva dare tutto al Signore o niente. Nelle relazioni con gli esterni, laici, era molto cordiali ma stava sempre nei limiti consentiti. Non perdeva tempo nelle chiacchiere inutili. Se caso mai nel conversare con gli esterni si iniziava un discorso troppo umano, dirigeva il discorso alle cose spirituali, ma lo faceva con garbo.
Per il suo forte amore filiale per il Cuore Immacolato di Maria, non si risparmiava nel lavorare per far conoscere la devozione al Cuore Immacolato di Maria – i primi cinque sabati del mese. Al fine di far conoscere ed amare il Cuore Immacolato di Maria, ha profuso tanta energia nelle missioni Mariane. Fece tante missioni mariane in tante diocesi e parrocchie italiane, specie nel sud. Quando organizzava le missione Mariane, aveva sempre cura di invitare un sacerdote per essere a disposizione per le confessioni, sapendo che le missioni erano occasione per tante persone di ritornare al Signore. Ed in realtà era così perché era Lei, la Madonna la vera Pellegrina che chiamava i figli di ritornare alla casa del Padre. Le missione Mariane erano un vero apostolato nella quale si doveva far conoscere l’amore di Dio e quindi il ritorno ai sacramenti specie della Riconciliazione.
Essendo un’anima improntata alla vita contemplativa, viveva sempre immersa in Dio. Quando uscivo con Lei a far delle commissioni, le dicevo, Madre guarda questa o quella, e Lei mi rispondeva: “Ma suora come sei distratta, dov’è il raccoglimento?” Negli ultimi anni della sua vita, oltre 90 anni e quindi meno impegni, dedicava tanto tempo alla preghiera, specialmente la recita quotidiana di tutti i venti  Misteri del santo Rosario che era la Sua preghiera preferita.
La Madre nutriva una forte preoccupazione per la sorte dei paesi sotto la dittatura del comunismo, in quanto la Madonna aveva parlato del dilagarsi degli errori e le sofferenza che il regime avrebbe inflitto a loro e alla Chiesa. Per questo ospitò tanti profughi da paesi sotto la dittatura comunista e si preoccupava della loro sorte.
Fu esemplare nell’osservanza della regola. Al mattino arrivava in cappella quasi sempre prima delle Suore giovani. Partecipò alla vita comunitaria fino a quando fu colpita dall’ischemia la mattina della festa dell’esaltazione della Croce, 14 settembre. Venne portata d’urgenza al pronto soccorso al Policlinico Gemelli, ove venne diagnosticata l’ischemia della gola che le tolse la parola ma rimase lucida fino alla fine. Visse con spirito di fede e sacrificio la malattia con tutte le sue conseguenze prima in ospedale. Quando era poi chiaro che non avrebbe superata la malattia, le sue figlie chiesero di poter riportarla in convento, nella comunità di Roma, ove fu assistita giorno e notte fino all’alba del 20 ottobre  giorno in cui varcò le soglie dell’eternità, ed entrò alle nozze eterne col Cristo Re e Signore delle vergini fedeli.
Il suo ricordo rimarrà indelebile nel cuore delle Sue figlie e di coloro che l’hanno conosciuta.


Autore:
Madre Maria Deo gratias, socim


Fonte:
www.suoreoblatecim.it

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Aggiunto il 2017-12-29

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