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Chiara Maria Bruno Giovane laica

Testimoni

+ 23 aprile 2016


Chiara Maria Bruno una ragazza solare, con tanta voglia di vivere e piena di interessi: lo studio, la pallavolo, la sua comunità parrocchiale.
Era sempre circondata da tanti amici; amava la vita e la malattia non l’ha cambiata.
Nel 2010, all’età di 19 anni, appaiono sul suo corpo le prime macchie cutanee. Passano cinque lunghi anni di visite mediche, controlli ed esami clinici in cui queste manifestazioni cutanee venivano trattate, all’inizio, come fossero causate da stress e poi come forme allergiche.
Nel luglio del 2015 la diagnosi: linfoma non di Hodgkin di tipo T cutaneo, una rara malattia che colpisce, soprattutto, uomini adulti. Col progredire della malattia le macchie si trasformano in vere proprie lesioni cutanee che le provocano molto dolore.
Dopo un primo momento di sgomento, Chiara non si diede per vinta e affrontò tutto con coraggio e determinazione; seguita da medici onco-ematologi, seguì un percorso di cura che partì da terapie più lievi fino ad arrivare alla chemioterapia.
Tanti cicli che non le impedirono di continuare a studiare all’Università nella Facoltà di Chimica e Tecnologia farmaceutica, a frequentare con assiduità la sua “comunità”, senza mai dimenticare ed aiutare chi era in difficoltà.
In un primo momento sembrò che le cure avessero effetto, anche se, Chiara, era perfettamente cosciente della gravità della malattia, ma non si chiese, mai, il perché Dio le avesse dato questa sofferenza, entrando nella Sua volontà senza riserve.
La sua bellezza non sfiorì mai, sul suo volto c’era sempre il sorriso, anche quando perse tutti i suoi meravigliosi capelli.
Si accese la speranza di un trapianto di midollo osseo, avendo la sorella una compatibilità completa con il suo, ma solo con la remissione completa della sua malattia.
Chiara Maria voleva formare una famiglia con il sua amato fidanzato Stefano e quando seppe che il trapianto l’avrebbe resa sterile, con l’aiuto dei medici, conservò quella che sarebbe stata la fonte di vita.
La situazione precipita il 5 marzo 2016, una crisi comiziale la portò in ospedale dove le venne comunicato che il tumore era arrivato al cervello e i giorni che seguirono, il Policlinico di Tor Vergata, il reparto di Ematologia Oncologica, diventò la strada della Passione che conduce a Gesù.
I giorni che seguirono furono terribili ma nello stesso tempo, quel reparto, o meglio la piccola sala d’aspetto di quel reparto, divenne il centro del mondo dove la Shekhinah di Dio scese su tutti coloro che erano attirati irrimediabilmente lì.
Nei corridoi, nella Cappellina, nel cortile dell’ospedale non si fermava la preghiera incessante che tutti insieme rivolgevamo a Dio. Persone conosciute per caso, amici, fratelli di comunità, parenti, tutti arrivavano lì per dare conforto, ma ne ricevevano molto di più senza, nemmeno, poterla incontrare.
Chiara da quel letto di ospedale era diventata una luce che illuminava tutti…….si è compiuta la parola: “……quando sarò innalzato, attirerò tutti a me”.
Stefano, il suo fidanzato, era guidato dalla Grazia, le portava conforto con il sorriso e la forza. Una Grazia, che gli ha permesso di starle accanto fino alla fine e fino al punto di volerla sposare.
Chiara voleva ricevere l’Eucarestia ogni giorno. Era un grande sostegno per lei. Il sacerdote passava per darle la Comunione, anche se, delle volte, poteva deglutire solo una piccola parte dell’ostia ma il suo sguardo era colmo di gratitudine e felicità!
Era vicina la Pasqua 2016 ed il presbitero della sua comunità le chiese di scrivere delle riflessioni sulle letture della Veglia Pasquale, alla quale lei, quell’anno, non avrebbe potuto partecipare, anche se lo desiderava ardentemente.
Queste riflessioni, ora, sono raccolte in un libro che un suo amico volle scrivere immediatamente dopo la sua morte, per testimoniare gli avvenimenti di quei giorni, in cui Morte e Vita si sono congiunti in maniera straordinaria.
Chiara Maria muore il 23 aprile 2016 all’età di 25 anni.
Chiara Maria scrive in un diario:
“Quando ti ammali di una malattia seria, è invitabile che il pensiero vada anche alla morte. Una delle mie più grandi paure, non è tanto quella di morire, ma è quella di morire lontana da Cristo”……..
“….perchè perdiamo tanto tempo dietro a cose che non ci danno la vita, anzi, forse ce la tolgono anche, e non ci rendiamo conto delle cose che contano davvero………..e non capiamo che Dio ci ama per quello che siamo…….”
“…….perciò prego Dio che mi doni la costanza nella preghiera quotidiana, che mi doni la fede ogni giorno, e che mi doni la forza di combattere la malattia sempre rispettando la Sua volontà……”


Fonte:
www.synod2018.va

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Aggiunto/modificato il 2018-05-07

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