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Venerabile Maria Chiara Magro Laica

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Palermo, 3 giugno 1923 - Roma, 9 dicembre 1969

Nata il 3 giugno 1923 a Palermo, militò nell’Azione Cattolica dalla sua giovinezza fino a diventare dirigente della sezione diocesana della sua città natale. Riconoscendo l’importanza dell’educazione divenne insegnante elementare - iniziò a lavorare nel 1946 nella Scuola parificata della Curia arcivescovile palermitana - vivendo la professione come un vero e proprio apostolato. In un primo momento avrebbe voluto diventare clarissa ma si consacrò al Signore entrando nell’istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo dove approfondì la sua spiritualità francescana.
Nel 1959 gli fu diagnosticato un male incurabile che la costrinse a diversi interventi chirurgici unendo la sua sofferenza a quella di Cristo soprattutto per la perseveranza dei sacerdoti.
Morì a Roma il 9 dicembre 1969.



Maria Chiara Magro nacque il 3 giugno 1923 a Palermo e fu battezzata nella chiesa cattedrale del capoluogo siciliano con il nome di Maria Carla, Giovanna Francesca. Il 15 maggio 1942 vesti nel Terz’Ordine Francescano con il nome di Maria Chiara che predilesse rispetto a quello battesimale; militò nell’Azione Cattolica dalla sua giovinezza fino a diventare dirigente della sezione diocesana della sua città natale.
Riconoscendo l’importanza dell’educazione divenne insegnante elementare - iniziò a lavorare nel 1946 nella Scuola parificata della Curia arcivescovile palermitana - vivendo la professione come un vero e proprio apostolato. In un primo momento avrebbe voluto diventare clarissa ma si consacrò al Signore restando nel mondo entrando nell’istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo fondato da padre Agostino Gemelli e Armida Barelli. Si formò una spiritualità liturgica che la condusse ad una fede integrale evitando le secche dell’integralismo che assolutizza qualche aspetto della fede; accanto a ciò approfondì e visse la spiritualità francescana.
Il fatto in cui si manifesta in particolare la sua santità è un avvenimento di cui un testimone d’eccezione fu il francescano padre Ludovico Profili (1911-2008) che dal 1952 al 1971 fu a Milano assistente dell’Opera della Regalità di Cristo; in questo periodo ebbe modo di conoscere tra altre anche Maria Magro. Come detto sopra ad essa, vista la sua professionalità e affidabilità, gli affidarono diversi incarichi nella diocesi di Palermo che svolse veramente con spirito evangelico di servizio. Ma un giorno del 1955 proprio dalle persone più vicine e da cui meno se l’aspettava - ossia sacerdoti della curia palermitana - fu costretta ad agire in modo ingiusto in questioni assai delicate, ossia a sottoscrivere il falso calpestando un principio di giustizia sociale. Doveva contro la sua coscienza firmare attestati inerenti al trattamento del personale di alcune scuole arcivescovili, «considerando regalia il contributo che invece viene loro dato per la parifica delle scuole e che spetta di diritto alle insegnanti». Al che lei, non abbassando la testa, si rifiutò di agire secondo tali modalità di tipo mafioso e fu ferma nei principi della verità e moralità pur soffrendo nel vedere scambiare il bene con il male.
Come conseguenza - ricattata mediante argomenti e gesti calunniosi - fu immediatamente radiata da tutto e destituita da qualsiasi carica - una “morte sociale” per non dire “morte ecclesiale” - e si ritrovò sola davanti a tale vero e proprio abuso di potere e di coscienza che la accusa persino di usare parole e gesti non adeguati ad una consacrata. Fu, come lei scrive, «un castigo che mi colpisce di più perché dato alle spalle, con slealtà, e che ringrazio Iddio è immeritato, ma che nello stesso tempo mi priverà di ciò che ha costituito una parte della mia vita per oltre venti anni».
Dopo tale misfatto andò ad Assisi a fare un ritiro spirituale presso l’Eremo delle Carceri e confidò il tutto al padre Ludovico Profili che presso il medesimo convento teneva corsi di esercizi spirituali; il suddetto francescano le ripropose l’esempio di san Francesco che nell’episodio della “perfetta letizia”, pur insultato e vilipeso, continuò ad amare i fratelli. Maria Magro prese come riferimento quelle parole ma soprattutto l’esempio dell’Assisiate e tornata a Palermo continuò la sua vita come semplice fedele. Dopo vario tempo nel 1956 lo stesso arcivescovo, cardinal Ernesto Ruffini, riconosce i propri torti di aver avallato tale ingiustizia e umiliandosi gli chiede perdono scusa e la riabilitò, soprattutto nella sua dignità che di per sé non aveva mai perduto! Ma ormai per Maria Magro l’affezione a Gesù era diventata così importante per cui - dopo una lunga sofferenza a motivo del cancro al surrene sinistro - la sua morte a soli 46 anni divenne come per san Francesco un transito, ossia una pasqua alla vita eterna. Era partita da sola da Palermo per alcuni controlli clinici presso il Policlinico Umberto I. Nella solennità dell’Immacolata, 8 dicembre 1969, partecipò per l’ultima volta all’Eucaristia, morendo il giorno successivo per broncopolmonite.
Il 7 novembre 1983 fu avviato il processo di beatificazione mentre nel 1995 papa Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto inerente le virtù eroiche.


Autore:
Padre Pietro Messa, ofm

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Aggiunto/modificato il 2018-09-20

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