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Antonietta De Vitis Terziaria francescana

Testimoni

Nociglia, Lecce, 23 agosto 1936 - 19 giugno 2004

Nata il 23 Agosto 1936 a Nociglia, Antonietta De Vitis trascorre l’infanzia manifestando totale generosità verso il prossimo: si privava di quel poco che aveva per donarlo agli affamati e prestava assistenza ai malati ed ai bisognosi. Nascondeva la propria opera alla famiglia subendo, quando scoperta, i rimbrotti della madre. A circa 14 anni (il 19 Marzo 1950) si offre vittima al Signore (“Il Signore ha messo il sigillo alla Sua creatura e a quattordici anni fui Sua: sposa vergine, fresca di vita, col cuore generoso, pronta ad offrirGli tutto: anche la vita nella sofferenza che brucia” dirà nei suoi scritti). Sin dal 1950 Antonietta cessa totalmente di bere e mangiare, situazione che si è protratta per tutta la sua vita trascorsa interamente in un letto di un’umile casa popolare. Unico suo cibo quotidiano l’Eucaristia; peraltro, come osservato dal suo medico curante che ha attestato la permanente e costante astinenza da cibo e liquidi, non veniva ingerita ma era come assorbita dalla mucosa linguale per scomparire del tutto (Dr. Arturo Benegiamo da Sogliano Cavour). La sua vita si dipana unicamente tra preghiera incessante (il Rosario in maniera davvero particolare) ed offerta al Signore di se stessa e delle sue sofferenze, sino allo stremo. Il tutto in totale silenzio e nascondimento che ella osserva radicalmente: pochissimi, in vita, la conoscevano ed ancor meno erano quelli ammessi nella sua stanzetta. Per tutta la sua vita ha chiesto di prender su di sé il dolore, il dileggio, i maltrattamenti subiti da Nostro Signore per alleviare il peso che Cristo ha preso su di sé per noi. Liberamente si è offerta vittima in particolare per la Chiesa, il Papa, i sacerdoti, ed i religiosi in genere. Terziaria francescana, seguace di San Francesco e San Pio, legata a Santa Clelia Barbieri ed a Maria Valtorta, ha iniziato il suo cammino di sofferenza ed offerta il 19 Marzo 1950 ed è ritornata al Padre il 19 Giugno 2004. Particolarmente legata a Nostra Signora di Fatima e alla corona del Rosario ha lasciato scritti umili ma preziosi.



Questa è la storia di una donna silenziosa, che ha lasciato la vita terrena senza clamori. Ma che nella sua terra è considerata da molti una “santa”.
Terziaria francescana, seguace di San Francesco e San Pio, legata a Santa Clelia Barbieri, a Maria Valtorta e sopratutto alla Madonna di Fatima, Antonietta De Vitis, nata nel 1936 a Nociglia (Lecce) ha iniziato il suo cammino di sofferenza il 19 marzo 1950 ed è ritornata al Padre il 19 giugno 2004.
A circa 14 anni si offre al Signore («Il Signore ha messo il sigillo alla Sua creatura e a quattordici anni fui Sua: sposa vergine, fresca di vita, col cuore generoso, pronta ad offrirGli tutto: anche la vita nella sofferenza che brucia», dirà nei suoi scritti).
Sin dal 1950 Antonietta cessa totalmente di bere e mangiare, situazione che si è protratta per tutta la sua vita trascorsa interamente in un letto di un’umile casa popolare.
Unico suo cibo quotidiano l’Eucaristia; peraltro, come osservato dal suo medico curante che ha attestato la permanente e costante astinenza da cibo e liquidi, non veniva ingerita ma era come assorbita dalla mucosa linguale per scomparire del tutto (Dr. Arturo Benegiamo di Sogliano Cavour, provincia di Lecce).
La sua vita si dipana unicamente tra preghiera incessante (il Rosario in maniera davvero particolare) ed offerta al Signore di se stessa e delle sue sofferenze (avrà numerose malattie: cecità, tubercolosi, emorragie, enfisema, ecc), sino allo stremo.
Il tutto in totale silenzio, lontano dai riflettori: pochissimi, in vita, la conosceranno ed ancor meno saranno quelli ammessi nella sua stanzetta.
Quel letto immacolato divenne la meta di un viavai silenzioso di pochissimi amici e figli spirituali. Non solo laici. Due frati cappuccini l’accompagnano immancabili nel suo percorso spirituale: padre Colombano Luciani da Fano (sino agli anni ’70) e padre Candido Sallustio da Molfetta, dichiaratamente suo primo figlio spirituale. Il 9 aprile 1970, non a caso, Antonietta diventerà terziaria francescana.
Nel 1969, raccontano ancora le cronache del suo martirio, le stimmate invisibili, che diventano piaga sanguinolenta tre anni dopo, documentata con certificati medici (in particolare del dottor Benegiamo di Sogliano Cavour, suo medico curante, quotidianamente presente) e foto.
Ogni sofferenza viene accolta col sorriso sulle labbra e l’offerta al Cielo: «Mi immolo per la Chiesa e per il popolo di Dio». Tante le visioni mistiche: la Madonna, Padre Pio, San Francesco, Sant’Antonio, Santa Clelia, la «sorellina Maria Valtorta, sconosciuta fino a quando Egli stesso me ne ha dato il nome» (Nuovo quotidiano di Puglia, 2012).
Si legge nei suoi scritti (molti rivolti ad un parroco a cui era molto legata, Padre Adalberto Cerusico): «… sono nel mio Gesù, riposo in Lui, soffro in Lui, agonizzo in Lui, sicura che quanto è in me è del mio Gesù, tutto Suo e niente mio. Come la Mammina del Cielo ho pronunciato il “fiat” al Padre ed Egli, l’Altissimo, grandi cose compie in me perché sono di terra e mi ha vestita di Cielo. Egli è il mio tutto, cibo, bevanda, riposo, fatica, dolore, vita, amore, gaudio, dolcezza…».
Con lettera del 18 Gennaio 1984 Antonietta così scriveva a Papa Giovanni Paolo II: «… Lanci il S. Padre un appello accorato, come mezzo di salvezza per tutti, in pubblico ed in privato per il rinnovamento interiore, spirituale, ascetico di tutto il Clero, degli Ordini e delle Congregazioni Religiose, di tutti i cristiani impegnati ai loro posti di lavoro, perché Clero, Religiosi e Religiose, popolo di Dio siano testimoni in privato ed in pubblico, di fede vissuta e sincera. Si ritorni alla fede semplice, a meditare il Vangelo come prima con naturalezza e semplicità, perché per questo ci è stato dato…».
Dopo 53 anni in cui l’unico nutrimento è stato il Corpo di Cristo, è ritornata al Padre il 19 Giugno 2004.
I diari e gli scritti di Antonietta sono stati consegnati nel 2013 a Monsignor Donato Negro, Vescovo di Otranto, che ne sta esaminando, a livello diocesano, le virtù e i fatti straordinari che riguarderebbero questa donna.
Ci sono testimonianze di numerose guarigioni attribuite alla sua intercessione. Il Nuovo quotidiano di Puglia (12 luglio) riporta la più recente, già allegata al fascicolo presente in diocesi.
Il presunto miracolo riguarda un bambino affetto da una patologia congenita gravissima, curabile solo con un trapianto di cuore: la mamma, non credente, affida idealmente le sorti del figlio a una conoscente che va al cimitero per pregare sulla tomba di Antonietta De Vitis, mistica nata a Nociglia e deceduta nel 2004 dopo una vita di sofferenze, preghiera e totale ritiro dal mondo: «Io non credo – avverte quella mamma, lasciando aperta una porta alla speranza – ma se vai da Antonietta, prega pure per me e il mio bambino».
Dopo qualche giorno quella mamma si sveglia di soprassalto, perché ha sognato Antonietta De Vitis che le ha detto: «Smettila di piangere, al bambino penso io. Fra qualche giorno, tra l’altro, accadrà qualcosa di spiacevole, ma non ti preoccupare».
Passa ancora qualche giorno e il bambino viene portato all’ospedale “Perrino” di Brindisi, dove è in cura, e i medici restano stupefatti: più nessuna traccia della malformazione, sparita per incanto.


Autore:
Gelsomino Del Guercio


Fonte:
Aleteia

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Aggiunto/modificato il 2018-10-10

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