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Beato Giuseppe Maria Fernández Martínez Seminarista e martire

7 ottobre

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Muńón Cimero, Spagna, 9 maggio 1915 – Oviedo, 7 ottobre 1934

José María Fernández Martínez nacque il 9 maggio 1915 a Muñón Cimero, presso Pola de Lena, nella comunità autonoma delle Asturie. Nel 1927 entrò nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, situato nel monastero di Santa Maria di Valdediós. I suoi compagni apprezzavano il fatto che si tenesse lontano dalle dispute e che fosse cordiale e fraterno con tutti. Il 6 ottobre 1934, durante la rivoluzione delle Asturie, la sede del Seminario Maggiore fu attaccata e i seminaristi dovettero fuggire. José María e otto compagni si rifugiarono prima in una stalla, poi nella cantina di un palazzo. Quando uno di loro uscì allo scoperto, venne sorpreso da un gruppo di uomini armati, che ordinarono agli altri di uscire. Vennero fuori in sette: poco dopo, vennero fucilati, ma uno solo scampò perché non aveva la tonsura, quindi non era stato riconosciuto come parte del clero. José María aveva diciannove anni ed era studente di I Teologia. La beatificazione dei sei seminaristi e di altri tre allievi dello stesso Seminario, uccisi negli anni della guerra civile spagnola, è stata fissata al 9 marzo presso la cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo. I resti mortali di quasi tutti e nove sono venerati nella Cappella Maggiore del Seminario di Oviedo.



José María Fernández Martínez nacque il 9 maggio 1915 a Muñón Cimero, presso Pola de Lena, nella comunità autonoma delle Asturie. Rimase presto orfano di madre, mentre suo padre era il sacrestano della chiesa del paese, ruolo ereditato dal proprio padre.
Fu allievo del collegio dei Fratelli Maristi a Pola de Lena, ma nel 1927 entrò nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, situato nel monastero di Santa Maria di Valdediós. I suoi compagni, come già gli amici degli anni del collegio, lo apprezzavano per il suo carattere gioioso e perché non partecipava mai a litigi o a dispute in cui potesse essere lesa la carità fraterna. Inoltre era incaricato del guardaroba ed era un buon giocatore dello sport popolare del “frontón”.
Era consapevole che in Spagna si stavano avvicinando tempi difficili per la Chiesa, anche perché raccontò ai familiari che, quando i seminaristi uscivano in terrazza, spesso qualcuno li insultava e tirava loro delle pietre.
Aveva appena iniziato il primo anno di Teologia quando, il 5 ottobre 1934, esplosero scontri a fuoco tra i minatori e la forza pubblica: era l’inizio della rivoluzione delle Asturie. All’interno del Seminario le lezioni proseguirono come al solito, ma gli echi dei tumulti erano percepiti anche lì.
All’alba del 6, dopo una notte di scontri, le armi sembrarono tacere. Dopo qualche ora, furono assaltati sia il convento di San Domenico, sede del Seminario Maggiore, sia il Palazzo Vescovile di Oviedo. A quel punto, i seminaristi scapparono, disperdendosi in varie direzioni.
Mariano e altri sette compagni trovarono rifugio prima in una stalla, poi nella cantina di uno stabile sfitto. Con loro c’era un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez. Trascorsero insonni la notte seguente, pregando e domandandosi quale sarebbe stata la loro sorte. Padre Sánchez li confortò, li benedisse e diede loro l’assoluzione.
Fecero anche un voto: sarebbero andati tutti al santuario della Madonna di Covadonga, se fossero usciti sani e salvi. Per ragioni di sicurezza, molti di essi, ma non tutti, avevano indossato abiti secolari. Quelli che però avevano già ricevuto gli Ordini Minori portavano un segno ancora più chiaro del loro stato: la tonsura.
L’indomani, il 7 ottobre, uno dei giovani, Gonzalo Zurro Fanjul, uscì per accertarsi che la situazione fosse tornata normale e, probabilmente, per cercare da mangiare per sé e per i compagni. Scavalcò un muro, attraversò una stradina e una terrazza, ma mentre stava controllando se proseguire fu sorpreso da alcuni uomini armati.
Poco dopo, ordinarono ai fuggiaschi di uscire: vennero fuori in sette, tranne il seminarista Juan Alonso Pérez, di I Teologia, e il religioso domenicano. Gli armati fecero loro attraversare alcune strade, tra gli insulti dei passanti.
Arrivati in quella che oggi è calle Padre Suárez, tra il civico 23 e il 25, vennero schierati contro un portone e fucilati. Uno solo dei sette, José González García, fu ferito gravemente, ma al momento di ricevere il colpo di grazia fu risparmiato: una donna accorse e disse di non sparargli in quanto non aveva la tonsura.
I resti mortali dei sei seminaristi furono riesumati il 28 ottobre 1934 dalla fossa comune nel cimitero del Salvatore, dov’erano stati sepolti, per ricevere più degna sepoltura. Dal 19 marzo 2013 riposano tutti nella Cappella Maggiore dell’attuale sede del Seminario di Oviedo.
La loro fama di santità, a parte un periodo di oblio, è perdurata negli anni. Fu quindi possibile cercare di avviare la loro causa di beatificazione e canonizzazione, per l’accertamento del martirio in odio alla fede.
Ai sei giovani assassinati nel 1934 furono aggiunti altri tre allievi del Seminario di Oviedo, uccisi in varie circostanze negli anni della guerra civile: Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia, il 4 settembre 1936; Sixto Alonso Hevia, di III Filosofia, il 27 maggio 1937; Manuel Olay Colunga, suddiacono, il 22 settembre 1937. Anche i loro resti sono stati traslati nella Cappella Maggiore del Seminario nel 2013, tranne quelli di Manuel, che non sono mai stati trovati.
Il nulla osta per l’avvio della causa, che venne quindi denominata “Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni”, rimonta al 12 maggio 1993. Il processo diocesano, svolto a Oviedo e concluso il 29 novembre 1997, è stato convalidato il 24 febbraio 2012.
Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli, Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fu incaricato di seguire la fase romana della causa. È stato quindi possibile completare la “Positio super martyrio”, consegnata nel 2016. Il 21 giugno 2018 si è invece svolto il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, i cui membri si sono espressi all’unanimità a favore dell’effettivo martirio dei nove seminaristi.
Il 7 novembre 2018, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui José María Fernández Martínez e compagni venivano dichiarati martiri.
La loro beatificazione è stata fissata al 9 marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo, col rito presieduto dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-03-08

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