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Beati Martiri di Aguilares

12 marzo

+ Aguilares, El Salvador, 12 marzo 1977


La conquista dell’indipendenza dal dominio spagnolo nel 1825 portò lo Stato di El Salvador all’accaparramento dei territori sottratti agli Indios e il conseguente arricchimento da parte dei proprietari terrieri e dei banchieri. Successivamente, si ebbe il passaggio della ricchezza nelle mani della classe imprenditoriale. Nel frattempo, gran parte della popolazione diventava sempre più povera e veniva facilmente suggestionata da gruppi estremisti di sinistra che predicavano una diversa distribuzione della ricchezza da conseguire anche con mezzi violenti. A fronte di ciò, i gruppi politici di estrema destra, appoggiati dai militari, difendevano i privilegi che si erano creati. L’elezione del Colonnello Arturo Armando Molina alla Presidenza della Repubblica, nel 1972, non portò alla realizzazione del tentativo di riforma del Paese. Nel 1979 ci fu un nuovo golpe militare al quale si contrapposero le organizzazioni popolari sia di destra che di sinistra. Il gruppo dei militari dissenziente dal precedente colpo di stato ne organizzò un altro con l’appoggio delle forze al governo, favorendo l’inizio della guerra civile.
La Causa in parola tratta del presunto martirio, avvenuto nel contesto sopra descritto, di tre Servi di Dio, uccisi 12 marzo 1977 ad Aguilares (El Salvador).
Essi sono:

96734 - Rutilio Grande García, sacerdote gesuita
98357 - Manuel Solorzano Solórzano, padre di famiglia
98358 - Nelson Rutilio Lemus, adolescente

Il martirio materiale dei tre Servi di Dio è sufficientemente provato. La loro uccisione fu motivata da prevalente odium fidei. Le aggressioni contro i cristiani, specialmente sacerdoti e religiosi, erano all’ordine del giorno. Sui tre Servi di Dio spicca sicuramente la figura di P. Rutilio. Convinto di dover difendere i valori del Vangelo ed applicare l’insegnamento della Chiesa, egli si era apertamente schierato al fianco dei poveri e dei campesinos, la fascia sociale che maggiormente soffriva l’oppressione e lo sfruttamento del governo. Molte sue prediche erano ritenute eversive perché volte alla promozione umana e cristiana dei più deboli. I Servi di Dio Manuel Solórzano e Nelson Rutilio Lemus furono uccisi perché erano insieme a P. Rutilio. La loro morte, però, non fu accidentale. Dalla dinamica dell’agguato, tipica dei gruppi armati paramilitari, si evince che gli assassini volevano uccidere anche i due laici. I Servi di Dio non facevano parte di alcun partito politico di opposizione al regime, né risulta che fossero vicini alla guerriglia.
Nell’agguato i Servi di Dio morirono subito, colpiti da diversi proiettili. La loro disposizione martiriale è stata provata. P. Grande era consapevole dei rischi derivanti dal suo apostolato, più volte aveva ricevuto intimidazioni: era stato minacciato anche pochi giorni prima della morte. Cionondimeno, continuò a testimoniare la fede, senza compromessi con il potere ed evitando toni accesi o provocazioni. Anche i due laici erano a conoscenza della situazione, eppure rimasero al suo fianco. Manuel Solórzano soleva accompagnarlo negli spostamenti per difenderlo in caso di aggressione. Le testimonianze sono concordi nell’evidenziare la serenità d’animo di P. Rutilio, il suo coraggio e la fiducia nella Provvidenza. Anche i Servi di Dio Manuel e Nelson si disposero al martirio in quanto, collaborando con P. Rutilio, si esposero consapevolmente agli stessi rischi.
Dal popolo di Dio P. Rutilio e i due laici furono subito considerati martiri, nonostante il fatto che il regime tentò di presentare l’episodio come criminalità comune. Il loro sacrificio ebbe una risonanza mondiale che favorì anche la fioritura di nuove vocazioni. Mons. Oscar Romero rimase talmente colpito dalla vicenda che, parlando del proprio apostolato, dichiarò di essere lui stesso un frutto del sangue di P. Grande. Tale fama è rimasta costante nel tempo.


Fonte:
www.causesanti.va

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Aggiunto/modificato il 2020-02-25

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