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Beato Emanuele Galcerá Videllet Sacerdote e martire

3 settembre

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Caseres, Spagna, 8 luglio 1877 – Capones, Spagna, 3 settembre 1936

Manuel Galcerá Videllet nacque a Caseres, in provincia di Tarragona e diocesi di Tortosa, l’8 luglio 1877. Compì i suoi primi studi nel Collegio di San Giuseppe per le vocazioni sacerdotali di Tortosa, dove conobbe la Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù. Fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1901 e compì la sua prima consacrazione nella Fraternità il 12 agosto 1907. Svolse il suo ministero in vari Seminari in Spagna e Messico, ma anche a Roma, presso il Pontificio Collegio Spagnolo di San Giuseppe, trasferendosi di continuo per problemi di salute. Lo scoppio della guerra civile, nel 1936, lo colse al suo posto di direttore spirituale nel Seminario Minore della diocesi di Jaén a Baeza, anche se era il periodo delle vacanze estive. Insieme a don Aquilino Pastor Cambero, prefetto degli studenti del Seminario di Baeza, venne ospitato nella casa di Rafael Torres López, che venne però assaltata dai miliziani: i due sacerdoti vennero catturati insieme al padrone di casa, a suo figlio Cristóbal e a una nipote, ma finirono separati durante la prigionia. Don Manuel venne fucilato il 3 settembre 1936 a Capones, nei pressi di Ibros, nel territorio della diocesi di Jaén, insieme ad altre trenta persone, mentre don Aquilino venne assassinato il 28 agosto 1936. La loro causa di beatificazione e canonizzazione, iniziata a Jaén, dal 2009 proseguì congiuntamente a quelle di altri due Sacerdoti Operai Diocesani martiri nella stessa persecuzione. La loro beatificazione è stata celebrata il 30 ottobre 2021 a Tortosa, sotto il pontificato di papa Francesco, mentre la loro memoria liturgica cade il 25 ottobre. I resti mortali di don Manuel e don Aquilino sono venerati nella cattedrale di Baeza.



 

Infanzia e primi studi
Manuel Galcerá Videllet nacque l’8 luglio 1877 a Caseres, in provincia di Tarragona e diocesi di Tortosa, sulla frontiera tra Catalogna e Aragona. I suoi genitori si chiamavano Manuel e Dolores ed erano umili contadini.
Compì i suoi primi studi nel Collegio di San Giuseppe per le vocazioni sacerdotali di Tortosa, fondato da don Manuel Domingo y Sol (beatificato nel 1987), che aveva anche istituito la Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù per la formazione dei futuri candidati al sacerdozio.

Verso il sacerdozio
Si trasferì, per studiare Diritto Canonico e ottenere la licenza in Teologia, nel Seminario Centrale di Saragozza. Aveva una notevole capacità intellettuale ed era particolarmente versato nelle lingue straniere: padroneggiava il francese, il tedesco e l’inglese.
Fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1901 nella cattedrale di Huesca e rimase nel Seminario di Saragozza come ausiliare dei Sacerdoti Operai fino al 1905. Entrò nella loro Fraternità come aspirante il 19 agosto dello stesso anno e compì la sua prima consacrazione il 12 agosto 1907.

Anni felici a Tarragona
Dopo che ebbe trascorso l’anno scolastico 1907-1908 come prefetto nel Seminario di Barcellona, i superiori lo destinarono a Tarragona come amministratore: entrò quindi a far parte del primo gruppo di Sacerdoti Operai che lavorarono in quel Seminario. Ricordò sempre con molto affetto gli anni di Tarragona, dove incontrò tre giovani, futuri sacerdoti, membri della stessa Fraternità e martiri: Joaquín Jovaní Marín, Mateo Despons e Cristóbal Baqués (beatificati nel 2013).
Oltre all’amministrazione, era incaricato anche di seguire gli allievi esterni. Si distinse per la sua dedizione nell’opera formativa e per il suo interesse nell’introdurre alcune migliorie pedagogiche. Risaltò anche come catechista e si prese la responsabilità di organizzare le lezioni di catechismo.

In Messico, ma con problemi di salute
Poco dopo la morte di sua madre, venne destinato, nel 1911, al Seminario di Cuernavaca in Messico, dove assunse le cattedre di Teologia Dogmatica, di Ermeneutica e di Ebraico. Con l’aiuto del confratello Isidoro Bover (beatificato nel 1995), promosse cambiamenti per migliorare la vita comunitaria.
Il clima di Cuernavaca, però, danneggiò seriamente la sua salute. Venne quindi mandato, nel 1913, nel Seminario di Querétaro: anche lì fu professore e si occupò di parte dell’amministrazione. A causa della rivoluzione messicana, i Seminari di Cuernavaca e Querétaro vennero chiusi: don Manuel, quindi, tornò in Spagna dopo tre anni, con la salute parecchio malandata.

Educatore meritevole di elogi
Sia per questa ragione, sia per venire incontro ai bisogni del Direttore generale della Fraternità, il quale doveva configurare le équipe dei formatori, passò per vari Seminari nel giro di poco tempo. Nell’anno scolastico 1914-1915 fu amministratore in quello di Badajoz, quindi, nell’anno 1915-1916, in quello di Ciudad Real.
Don Manuel Grau, rettore di quest’ultimo, non fu scarso di elogi a suo riguardo: «È molto contento, molto coraggioso e sta lavorando come buonissimo Operaio… È buono, lo fa bene, ha buona volontà e desideri molto buoni, e non vuole andare via da qui… È tenuto in considerazione molto buona, s’intende abbastanza bene con la comunità…».
Nonostante il suo desiderio, dovette, ancora una volta e per motivi di salute, cambiare aria. Per i due anni scolastici seguenti fu quindi a Saragozza, come amministratore. Dotato di un carattere pacifico e sereno, seminava costantemente pace intorno a sé; per questa ragione, il Direttore generale gli affidò la cura di due Operai che stavano affrontando alcune difficoltà.

Al Pontificio Collegio Spagnolo di San Giuseppe, a Barcellona e a Valladolid
Don Joaquín Jovaní Marín, che l’aveva conosciuto a Tarragona, insistette perché venisse destinato al Pontificio Collegio Spagnolo di San Giuseppe a Roma, di cui all’epoca era rettore. L’incarico di don Manuel fu di professore-ripetitore di Filosofia.
La sua permanenza a Roma si limitò all’anno scolastico 1919-1920: il medico confermò che la sua debolezza era tale da obbligarlo a un anno o due di completo riposo e consigliò che non dovesse lavorare mentalmente ad alcunché.
I consigli del medico vennero ben presto disattesi: il 2 novembre 1920 morì l’amministratore del Seminario di Barcellona, che don Manuel fu chiamato a sostituirlo. Lì si sentì a proprio agio e lavorò bene.
Nel 1924 si trasferì al Seminario di Valladolid, dove assunse un carico di lavoro eccessivo: era amministratore, incaricato della Segreteria degli Studi, prefetto della sezione dei seminaristi maggiori e, successivamente, anche formatore dei seminaristi esterni.

Un comportamento esemplare
Il suo comportamento era esemplare: lì e in tutte le case dove passò faceva in modo che regnasse l’armonia più cordiale nell’équipe dei formatori e non tralasciava di compiere sacrifici per ottenerla. Affrontava ogni problema sorridendo e, se anche la salute poteva ostacolarlo, cercava di compiere ogni servizio al meglio.
Chiese però di poter lasciare la Fraternità: suo padre, infatti, era gravemente malato. Il Direttore generale l’incoraggiò, invece, a perseverare, rassicurandolo che la Fraternità avrebbe badato al benessere del suo genitore.

Le ultime destinazioni
Quindi, nel 1933, don Manuel arrivò al Seminario Minore di Saragozza, situato a Belchite, dove lavorò come prefetto e professore. Un anno scolastico più tardi, venne destinato al Seminario Minore della diocesi di Jaén, a Baeza, come direttore spirituale e professore. Vi rimase due anni scolastici e fu anche confessore delle monache Agostiniane e Carmelitane.

Nel pieno della persecuzione
A Baeza, lui e gli altri Sacerdoti Operai vennero sorpresi dallo scoppio della guerra civile: il Seminario venne violentemente chiuso il 20 luglio, due giorni dopo l’inizio della guerra. Don Manuel e don Aquilino Pastor Cambero, prefetto degli studenti, furono ospitati vennero accolti dalla famiglia di Rafael Torres López, che aveva ottimi rapporti con i superiori del Seminario.
Alcuni giorni dopo, i miliziani irruppero in casa: portarono in carcere il padrone di casa, i suoi figli Cristóbal e Manuel, una nipote, don Manuel e don Aquilino. Quest’ultimo e Cristóbal vennero incarcerati nel seminterrato del Municipio, mentre gli altri nella parte più alta dello stesso edificio: i due Sacerdoti Operai, quindi, vennero separati.
Don Manuel venne condotto, successivamente, al carcere, che era pieno di prigionieri, compresi quindici sacerdoti. Nel tempo della prigionia, si mantennero uniti nella preghiera, confortati dal Sacramento della Penitenza, che si amministravano vicendevolmente, e incoraggiandosi l’uno con l’altro verso il martirio.

Il martirio
Rimasero in quello stato dal 20 luglio all’alba del 3 settembre, quando trentun prigionieri – dodici di essi sacerdoti, compreso don Manuel – vennero condotti per una strada secondaria in un luogo a circa nove chilometri da Baeza, nei confini del comune di Ibros.
Don Francisco Martínez Baeza, canonico penitenziere, impartì l’assoluzione a tutti i condannati prima che il plotone facesse fuoco. Dopo che ebbero condotto a termine l’esecuzione, i miliziani andarono a festeggiare e a raccontare con orgoglio ciò che avevano fatto.
I resti dei condannati vennero sepolti in una fossa comune del cimitero di Ibros. Nel 1939, a guerra conclusa, vennero riesumati e condotti in processione alla cattedrale di Baeza, dove riposano ancora oggi e dove, il 10 ottobre dello stesso anno, furono traslati anche quelli di don Aquilino.

Il percorso verso la beatificazione
L’inchiesta diocesana della causa di beatificazione di don Manuel e don Aquilino, il quale era invece stato assassinato il 28 agosto 1936, si svolse a Jaén dal 27 ottobre 1998 al 21 maggio 2004 e venne convalidata dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 18 maggio 2007.
Il 30 marzo 2009 la medesima Congregazione concesse l’unificazione della causa con quelle di altri due Sacerdoti Operai, don Francisco Cástor Sojo López e don Millán Garde Serrano, morti nella medesima persecuzione.
La “Positio super martyrio”, unica, venne presentata nel 2009. I Consultori Teologi, nel loro Congresso del 28 aprile 2016, diedero parere positivo. I cardinali e i vescovi membri della medesima Congregazione, nella Sessione Ordinaria del 22 settembre 2020, riconobbero che la morte dei quattro Sacerdoti Operai fu un autentico martirio. Il 29 settembre 2020 papa Francesco autorizzò quindi la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul martirio di don Manuel e compagni.

La beatificazione
La Messa con il Rito della Beatificazione venne quindi celebrata il 30 ottobre 2021 nella cattedrale di Nostra Signora Santa Maria a Tortosa, presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre. La loro memoria liturgica venne fissata al 25 ottobre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2021-10-30

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