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Beato Pasquale (José Joaquín) Erviti Insausti Religioso redentorista, martire

22 agosto

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Imotz, Spagna, 15 novembre 1902 – Madrid, Spagna, 22 agosto 1936

José Joaquín Erviti Insausti nacque a Imotz in Navarra il 15 novembre 1902. Desiderava diventare sacerdote, ma incontrò l’opposizione di suo padre, il quale si convinse solo quando il figlio aveva sedici anni; tuttavia, per l’epoca, era in età troppo avanzata per iniziare la formazione. Dopo aver seguito due corsi di Esercizi Spirituali, fu più convinto della sua scelta; dovette tuttavia attendere la morte del padre prima di entrare in noviziato tra i Redentoristi. Cambiò nome in fratel Pasquale e, il 24 febbraio 1930, professò i primi voti come fratello coadiutore. Visse nelle comunità di Astorga e del Perpetuo Soccorso a Madrid, occupandosi delle stalle e della cucina. Era parte della comunità del Perpetuo Soccorso quando scoppiò la guerra civile spagnola. Inizialmente si rifugiò a casa della signora Emilia Alcázar, ma scambiò nascondiglio con fratel Massimo Perea Pinedo, il quale si trovava in casa del signor Roberto Nandín, insieme a padre José María Urruchi Ortiz. Il 21 agosto, alcuni miliziani arrivarono per compiere una perquisizione e arrestarono i due religiosi e il padrone di casa. Padre José María fu martirizzato nelle prime ore del 22 agosto, mentre il suo cadavere fu rinvenuto sulla strada per l’Andalusia; aveva ventisette anni. Lo stesso giorno venne trovato, dalla Croce Rossa, il cadavere di fratel Pasquale, nella località Pradera (forse Pradera di San Isidro), sempre nei confini municipali di Madrid. Fratel Massimo venne invece ucciso il 2 novembre 1936, mentre fratel Aniceto Lizasoain Lizaso, con cui aveva condiviso per qualche giorno il nascondiglio, era stato catturato il 16 agosto e ucciso probabilmente due giorni dopo. Durante quella persecuzione, morirono in tutto dodici Redentoristi delle case di Madrid: oltre a fratel Pasquale, quattro provenienti dalla comunità di San Michele, più altri quattro, oltre a quelli già menzionati, da quella del Perpetuo Soccorso. Tutti e dodici furono beatificati il 22 ottobre nella cattedrale di Santa Maria la Real de la Almudena a Madrid, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica ricorre il 6 novembre, giorno nel quale le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.



Una vocazione che tardava a compiersi
José Joaquín Erviti Insausti nacque a Imotz in Navarra il 15 novembre 1902, penultimo di dodici fratelli. All’età di sette anni perse la madre. Serviva la Messa e aiutava in famiglia governando il bestiame.
Il suo desiderio era quello di diventare sacerdote, ma incontrò l’opposizione di suo padre. Quando aveva sedici anni, suo padre divenne disposto a farlo studiare per il sacerdozio, ma ormai, per l’epoca, sembrava in età avanzata per iniziare la formazione.

Il discernimento e la scelta definitiva
Partì poi per il servizio militare a Pamplona, dove ogni giorno partecipava alla Messa. Quando tornò al villaggio, non era cambiato in nulla. Riprese a darsi alla pastorizia e alla caccia, quando avvertì di nuovo la chiamata di Dio. Per discernere meglio, dal 21 al 27 febbraio 1926 si recò a Loyola in Biscaglia per gli Esercizi Spirituali. Poiché non si era ancora deciso, seguì altri Esercizi nel febbraio 1927.
Alla fine, un giorno di metà agosto dello stesso anno, dichiarò al fratello maggiore che aveva deciso di entrare nella vita religiosa. All’inizio pensò di diventare gesuita, ma il suo parroco lo indirizzò ai Redentoristi.
L’ultimo ostacolo alla risoluzione della sua decisione era la malattia terminale del suo anziano padre. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel maggio 1928, José Joaquín entrò come postulante nella comunità redentorista di Pamplona; aveva intanto ventisei anni.

Un fratello coadiutore semplice e profondo
Compì sei mesi di postulandato a El Espino, presso Burgos, ma all’inizio fu colto da parecchi dubbi sulla sua vocazione. Come raccontò lui stesso, il 27 giugno, giorno in cui i Redentoristi e non solo ricordano la Madonna del Perpetuo Soccorso, si affidò a lei: subito ogni esitazione scomparve.
Il 31 dicembre 1928 arrivò alla casa di noviziato di Nava del Rey presso Valladolid. Per indicare il suo cambiamento di vita, mutò anche nome, diventando fratel Pasquale. Professò il 24 febbraio 1930; poco dopo, il 1° marzo 1930, si recò ad Astorga presso León, dove gli furono affidati i compiti delle stalle e di secondo cuoco.
Il 23 dicembre 1934 si recò alla comunità del santuario del Perpetuo Soccorso di Madrid come cuoco; lì emise anche la professione perpetua, nel 1935. Lasciò l’impressione di una persona molto buona e semplice, affabile e umile, con una profonda esperienza di Dio che si manifestava nell’esperienza delle virtù in grado non comune.

Durante la guerra civile spagnola
Il 19 luglio, il giorno seguente lo scoppio della guerra civile spagnola, la comunità del Perpetuo Soccorso a Madrid poté celebrare le Messe sia della solennità del Redentore, sia del giorno seguente; alcuni religiosi di quella comunità pernottarono fuori.
Il 21 furono celebrate solo le prime Messe del mattino. Subito dopo, fu consumato il Santissimo Sacramento: le porte del santuario furono chiuse e lo rimasero fino alla fine della guerra. La comunità si riunì per mangiare prima dell’orario abituale. Poco dopo, tutti i religiosi, già vestiti in abiti civili, si dispersero.

Di rifugio in rifugio
Fratel Pasquale si rifugiò a casa della signora Emilia Alcázar, madre del confratello padre Antonio Hortelano, il 21 luglio 1936. Lì si era nascosto anche fratel Aniceto Lizasoain Lizaso. Tuttavia, dopo circa tre giorni, capì che era ricercato e cominciò ad avere paura di ciò che gli sarebbe accaduto, come confermò poi la padrona di casa.
A causa del pericolo che correva, dunque, si scambiò di rifugio con fratel Massimo Perea Pinedo, il quale si trovava in casa del signor Roberto Nandín, insieme a padre José María Urruchi Ortiz. Nei giorni seguenti, vissero come in un convento: ogni giorno, padre José María poteva celebrare Messa nella cappella di famiglia.

Il martirio
Il 21 agosto, alcuni miliziani arrivarono per compiere una perquisizione e arrestarono i due religiosi e il padrone di casa. Secondo la testimonianza della moglie del signor Nardin, quando vennero portati via, fratel Pasquale, non appena vide che stavano catturando anche il marito della donna, esclamò: «Mio Dio, lascia che uccidano me e non il signor Roberto, con tutto quello che ha fatto per noi!». Nel momento in cui se ne andò, si rivolse alla signora e a sua suocera: «Che Dio vi ricompensi per tutto».
Probabilmente i prigionieri vennero portati alla checa (prigione improvvisata) del Palacio de Rodas, in calle Españoleto 19. La stessa notte il portiere di casa rispose alla moglie di Roberto Nandín, che gli chiese notizie dei detenuti: «Non so nulla del signor Roberto; i frati vengono uccisi stanotte». Nel Palacio de Rodas s’imbatterono nel signor Rafael Arrizabalaga, che si confessò con padre José María Urruchi; lo vide pregare fino alla fine. Da lì, a quanto pare, sarebbero stati portati fuori per essere fucilati.
Padre José María fu martirizzato nelle prime ore del 22 agosto, mentre il suo cadavere fu rinvenuto sulla strada per l’Andalusia; aveva ventisette anni. Lo stesso giorno venne trovato, dalla Croce Rossa, il cadavere di fratel Pasquale, nella località Pradera (forse Pradera di San Isidro), sempre nei confini municipali di Madrid; anche lui aveva ventisette anni. Fratel Massimo venne invece ucciso il 2 novembre 1936, mentre fratel Aniceto era stato catturato il 16 agosto e ucciso probabilmente due giorni dopo.
In tutto, durante quella persecuzione, morirono dodici Redentoristi delle case di Madrid: quattro dalla comunità di San Michele, più altri quattro, oltre quelli già menzionati, da quella del Perpetuo Soccorso. Tutti godettero immediatamente di fama di martiri all’interno e all’esterno della Congregazione dei Redentoristi. Inoltre, molte persone, colpite dall’esempio di fratel Pasquale, cominciarono a chiedere la sua intercessione.

La causa di beatificazione in fase diocesana
L’inchiesta diocesana della causa di beatificazione, intitolata a Vicente Nicasio Renuncio Toribio e undici compagni, si svolse a Madrid dal 19 settembre 2006 al 27 novembre 2007. Gli atti dell’inchiesta furono convalidati dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 24 marzo 2010.
La “Positio super martyrio”, presentata nel 2019, fu sottoposta ai Consultori Storici il 29 gennaio dello stesso anno, essendo appunto la causa di natura antica o storica, perché dai fatti erano trascorsi più di cinquant’anni.

Il decreto sul martirio
Il 24 settembre 2020 i Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi emisero il proprio voto favorevole. I Cardinali e i Vescovi membri della stessa Congregazione, nella loro Sessione Ordinaria del 20 aprile 2021, riconobbero che l’odio contro la fede era l’unica ragione dell’accanimento contro i dodici Redentoristi e delle loro uccisioni.
Il 24 aprile 2021, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò infine il decreto sul martirio.

La beatificazione
Fratel Pasquale, padre José María, fratel Massimo, fratel Aniceto e gli altri otto furono quindi beatificati a Madrid, nella cattedrale di Santa Maria la Real de la Almudena, il 22 ottobre 2022. La Messa con il Rito della Beatificazione fu presieduta dal cardinal Semeraro come inviato del Santo Padre. La loro memoria liturgica venne fissata al 6 novembre, giorno nel quale le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.
La Congregazione del Santissimo Redentore aveva già visto, il 13 ottobre 2013, la beatificazione di sei suoi membri, martiri durante la stessa persecuzione, appartenuti alla comunità di Cuenca.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-10-27

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